Quattro ribaltoni in due anni per il gruppo scalato dai «furbetti»

Il penultimo passaggio è durato poco più di due settimane

da Milano

Per Antoveneta l’acquisto del Monte dei Paschi di Siena è il quarto ribaltone in poco più di due anni. Un girotondo di proprietà che non ha mancato di lasciare il segno, con clienti persi e manager dimissionari. Il risultato è che l’obiettivo di utile fissato per quest’anno, 500 milioni, sarà abbondantemente mancato (si parla di una cifra tra i 300 e i 400). E pensare che la storia della banca frutto della fusione tra due storici istituti padovani, Banca Antoniana (1893) e Banca Popolare Veneta (1866), era stata legata per trent’anni a un’unica figura: quella di Silvano Pontello, il banchiere scomparso nel 2002, padre padrone dell’istituto e artefice del suo forte salto dimensionale. Era stato lui a volere la trasformazione in società per azioni e lo sbarco in Borsa (2002).
Ma già nel 2005 il fragile patto di sindacato che vedeva uniti Abn Amro e un gruppo di industriali veneti era andato in frantumi. In un primo tempo Gianpiero Fiorani e i suoi alleati erano riusciti a conquistare l’istituto. Ma dopo la battaglia finanziaria dell’estate 2005 che aveva visto in pista gli ormai celebri «furbetti del quartierino» accanto alla ex Popolare di Lodi, lo scontro ha consegnato alla fine l’Antonveneta all’Abn Amro. Anche questa si è rivelata però una vittoria di Pirro. Al completamento dell’operazione, con il ritiro del titolo Antonveneta da Piazza Affari nell’aprile 2006, il numero uno del gruppo olandese Rijkman Groenink, era già sotto un fuoco di critiche per aver strapagato la banca. E di lì a poco la stessa Abn da predatore è diventata preda. La battaglia per la conquista dell’istituto olandese è durata oltre dieci mesi e neanche un paio di settimane fa è iniziata la prevista spartizione tra i tre alleati vincenti, con il passaggio dell’Antoveneta al Santander. A Padova si erano già affacciati i manager spagnoli guidati dalla proconsole di Botin in terra veneta, Marta Elorza Trueba, a cui era stato affidato il piano di riassetto dell’istituto. In tutto è durato un paio di settimane.