Quattro supereroi nello spazio

Maurizio Acerbi

È innegabile che saranno I fantastici quattro a catalizzare l’attenzione del popolo cinefilo nel prossimo weekend. La pellicola mostra come i quattro abbiano acquisito i loro superpoteri. Astronauti in viaggio nello spazio, vengono esposti a raggi cosmici che ne deformano il Dna. Così Reed Richards acquista la capacità di allungarsi a dismisura, come una gomma, trasformandosi in «Mister Fantastic»; la sua ex ragazza Sue diventa «la donna invisibile»; il fratello irrequieto e ribelle, Johnny Storm, è «La torcia umana» perché può controllare il fuoco, bruciare e ritornare normale; infine, Ben Grimm è divenuto l’uomo più forte del pianeta, con una forza fuori dal comune, anche se il suo nuovo corpo è ricoperto di pietra («La cosa»). A sbarrare loro la strada sarà il malefico Dottor Doom.
Il problema di questa ennesima versione cinematografica di un fumetto di successo è che ormai si è visto un po’ di tutto. Qui, si prova a buttare insieme il problema della convivenza con i nuovi superpoteri (esattamente come in Spiderman 1 e 2) o quello del sottile confine tra bene e male (vedi, su tutti, gli X-men); insomma, tutto già passato sullo schermo. Il limite, però, non è solo questo perché raramente (forse solo in Daredevil) si son visti quattro supereroi così distaccati e poco accattivanti. Naturalmente, toccherà, comunque, al pubblico decretarne il successo.
Tra le poche uscite del prossimo fine settimana, spicca Red Eye, se non altro per la firma di Wes Craven. La storia si presenta interessante. Lisa Reisert è su un aereo di linea, diretta verso Miami. Pochi minuti dopo il decollo le si siede accanto un viaggiatore decisamente affascinante. Colpo di fortuna? Mica tanto, perché l’uomo le rivela che è salito sull’aereo non per un viaggio di piacere ma per uccidere un importante uomo d’affari. Cosa c’entra la ragazza in tutto questo? Lei è obbligata ad aiutarlo, altrimenti suo padre - che si trova a Londra - verrà ucciso da un uomo che aspetta un segnale da Jackson.
Dopo la tiepida accoglienza al Festival di Venezia, dove i fischi della critica hanno sopravanzato gli applausi, esce I giorni dell’abbandono, la pellicola italiana diretta da Faenza e interpretata da Margherita Buy. Ambientata a Torino, la Buy impersona una giovane donna, apparentemente con un matrimonio felice, madre di due figli. Un giorno, all’improvviso, il marito (Luca Zingaretti) l’abbandona per una più giovane e Olga (la protagonista) finisce all’interno di una dolorosa spirale, calamitata dalla progressiva perdita di sé. Una viaggio alla ricerca del proprio io, delle proprie convinzioni, priorità; il tutto per ritrovare un equilibrio, un ordine per la sua vita, non solo interiore, ma anche meramente quotidiana.
Bastardo dentro si annuncia come una commediola familiare ideale per quattro risate senza pensieri. Vincent Porel è il re dei palazzinari. Per diventare tale, ha fatto imbrogli su imbrogli, compreso quello a un giovane architetto cui ha rubato un progetto. Simon, l’architetto, mentre si reca a far valere i propri diritti, muore, finendo per reincarnarsi nel figlio di Vincent. Questo spiega perché il bebè comincia a perseguitare il neo papà.