«Quattrocchi, ammirato da tutto il mondo»

Alla Signora Sgrena, gradirei sapere come giudica quei minatori che lasciarono la Sicilia, la maggior parte figli di contadini, finiti nell’inferno delle miniere del Nordeuropea, a 800 metri sotto terra, infilati in cunicoli da talpe di 60 centimetri. Ebbene questi poveri disgraziati, anche loro guadagnavano dieci volte di più che nel loro paese, anche loro, con il loro lavoro, arricchivano sempre più i loro padroni! Anche loro erano armati, non certo di armi da fuoco ma di coltelli per difendersi dalle scorribande punitive di bande di belgi, francesi e nordafricani che di notte li attaccavano nelle loro baracche al grido di «Salop sicilien! Vaju! Mafiosi fascisti!». La loro colpa era quella di essere lì per sfamare le loro famiglie. Non c’erano i Bertinotti, i Cento, Pecoraro, l’Unità e il Manifesto che li difendessero! Non interessavano! Neanche quando morivano sul lavoro. Domando: che differenza c’è fra loro e Quattrocchi? Anche loro erano mercenari! Ora le dico perché lei come tutti del Manifesto meritate il disprezzo degli Italiani: per causa del cancro mafioso il popolo siciliano, quello sano e dignitoso, ha dovuto subire l’onta di questa nomea. Poi viene fuori un piccolo uomo, figlio di quella terra, che affronta la morte con dignità straordinaria suscitando l’ammirazione di tutto il mondo e dimostrando che la Sicilia non genera solo mafiosi ma anche puri eroi degni di essere ricordati come i cavalieri normanni e gli eroi dell’antica Grecia. E lei lo qualifica come un vile mercenario? Le faccio una confidenza: per la gente è lei la prima causa della morte di Calipari, se non tutta almeno la buona parte. Abbia almeno la dignità di starsene zitta e di sparire!

Locarno