Quattrocchi, la candidata che vuole fare la mamma a Tursi

Vuole andare in Comune a fare la mamma. Garantisce di non aver sbagliato posto, Graziella Quattrocchi. Lei a Tursi non vuole andare a fare la politica di professione. È candidata come quarta capolista di An. Nel suo programma ci sono alcuni punti fermi, ma anche un impegno a valutare ogni situazione con gli occhi di tutti i giorni. E comunque, sempre, senza esasperare i toni, senza urlare. Graziella è la sorella di Fabrizio Quattrocchi, la guardia del corpo uccisa in Irak, ma anche su questa terribile vicenda non ha mai voluto fare una polemica.
«Sono convinta che non serva litigare, gridare. Questo è sempre stato il mio modo di essere. E non cambierò certo ora che sono candidata, anche perché non mi piace il solito modo di fare campagna elettorale».
Ma in politica le unghie bisogna tirarle fuori...
«Non ho detto che non sarò decisa e ostinata, solo che vorrei pormi sempre con modi civili. Perché voglio rappresentare la gente semplice, quella come me».
È un concetto nobile, ma come si traduce?
«Faccio un esempio. Io punto molto sul tema della sicurezza. Ma per dare una risposta concreta, mi pongo davanti al problema con gli occhi di una madre. Ho tre figlie che non possono uscire la sera, devo fare qualcosa per consentire loro di essere libere».
E cioè?
«Allontanare i balordi dai quartieri, battagliare per far pulire i parchi dalle siringhe, illuminare le zone buie. Bisogna partire da cose semplici, che creano le condizioni per una maggior sicurezza. Non bisogna pensare a chissà che cosa, il vero problema a Genova sono la delinquenza minorile e la microcriminalità».
E la gente comune cosa chiede per queste emergenze?
«Chiede, ed è quello per cui mi batterò io, ad esempio il vigile di quartiere. Comunque meno vigili a fare le multe e più personale impegnato nel controllo della città. Chiede più contrasto all’immigrazione indiscriminata, soprattutto nel ponente e nel centro storico. Chiede che non si faccia finta di niente davanti a un ragazzo drogato in strada».
Sugli altri temi?
«Dico quello che vorrei io, egoisticamente, ma che mi rendo conto sia lo stesso che chiedono molti genovesi. Vorrei più verde tenuto come si deve. Amo molto gli animali, ho una cagnetta, e soffro quando vedo che vengono maltrattati. Il Comune in questo settore può fare molto di più, così come per lo sport».
Un tema forte di queste elezioni sono le infrastrutture.
«Certo che sono importanti. Ma spiego da quale punto di vista. Rispondo ancora da mamma. Ho una figlia che va all’università a Firenze e so che non esistono collegamenti decenti, che la aiutino negli spostamenti. Per questo il Terzo valico ha un’utilità fondamentale per le persone comuni. Un’altra figlia si è diplomata da un anno e mi dice che non ha possibilità di restare a Genova per trovare un lavoro. Queste sono le cose, i problemi che voglio portare in consiglio comunale».
Genova è una città in crisi?
«Faccio un esempio concreto, sul quale in Comune si può intervenire. Ho gestito per anni il panificio di famiglia, continuo a lavorare nel settore. E vedo come i supermercati stiano strangolando i piccoli negozi. Le licenze e le scelte si fanno in Comune».
Lei si candida nelle liste di An. È pronta a seguire la linea del partito?
«Lo ripeto. Voglio portare il pensiero della gente comune in consiglio. Per ogni questione cercherò di sentire quante più persone possibili, per capire cosa vogliono davvero. E mi farò loro interprete. Non rinnego An, che anzi ringrazio per avermi cercato e offerto questa possibilità. Anche perché sono convinta che l’idea di An è proprio quella di dare voce ai cittadini sui temi di cui abbiamo parlato».
Sottovoce, ma con decisione e severità. Come una mamma.