Quegli alberi come un libro antico e raro

(...) permettono di capire l'importanza dell'uliveto murato ancora esistente lungo la via Romana della Castagna, che porta anche il nome di località «Cristi» perché lì si fermavano i portatori dei Cristi nelle processioni provenienti dal santuario della Castagna. Esso, non solo conserva l'intero recinto con il suo cancello d'ingresso funzionante, ma una volta entrati è come tornare realisticamente in un tempo che esiste ormai solo raccontato in qualche libro, perché c'è ancora tutto; le piante ben tenute e senza olive vecchie per terra; gli spazi coltivati puliti dalle specie infestanti, così come le parti a prato; lo attraversa un rio con il suo ponticello e in più vi sono due pozzi rivestiti di pietra per l'irrigazione, che una volta si faceva sollevando l'acqua con quelle lunghe leve di legno chiamate «cicogne». Si tratta cioè di un organismo ancora vivo, e non ridotto al solo scheletro formale; ciò perché esiste ancora la famiglia Orecchia, che continua ad esercitarne il possesso e ad essere il cuore pulsante di questo organismo e, come fa da alcuni secoli, non intende abbandonarlo alla fossilizzazione, ma neanche ad una sua riduzione e falsificazione a giardino di qualche moderno edificio collocato nel verde, mentre è disponibile a renderlo fruibile in modo compatibile con la sua vera essenza(...) Nei muri dell'uliveto murato di via Romana della Castagna si trovano, per esempio, delle imboccature di scolo eseguite con mattoni del Settecento, ma anche assiemi di mattoni che provenivano da costruzioni tardo-medievali (1350-1450). Non a caso, d'altra parte, questa unità produttiva si trova sulla via Romana, dove in ogni periodo si sono costruiti edifici sparsi legati allo sfruttamento della strada stessa, ma anche dei terreni fertili dovuti all'area pedemontana e al suo clima particolare. Si tenga inoltre conto che, anche se questa strada deve probabilmente il suo nome al fatto che fino al 1820 ha costituito l'unica via per Roma, è molto probabile che il percorso medievale abbia semplicemente ricalcato quello della via fatta costruire dal console Emilio Scauro nal 109 a.C. tra Luni e Genova. (...)
È evidente che sarebbe molto grave che una unità storica ancora vivente come questa, forse l'unica situata in un ambiente già di per se stesso storico e importante, venisse devitalizzata e smembrata per creare le ennesime finzioni incomprensibili, o comprensibili come tutt'altre cose, con qualche parte fossilizzata e qualche altra rivitalizzata per altre funzioni, altre immagini, altre realtà.(...) Distruggerla, o falsificarla distruggendone l'insieme vitale, sarebbe come bruciare l'unico libro rimasto di un autore antico.
* Istituto di storia
della cultura materiale