QUEGLI «AMICI» FANNO TROPPE POLEMICHE

E meno male che si chiamano Amici (domenica su Canale 5, ore 21). In questa edizione del programma di Maria De Filippi certe esasperazioni competitive sembrano travalicare l'aspetto sportivo della sfida e assumono in forma ancora più acuta il carattere dello psicodramma, che è uno dei territori più concimati dalla nostra televisione. Siamo un popolo di emozio-labili, e la tivù cavalca (dopo averla provocata) questa richiesta forte di «emozioni» (la parola più gettonata in assoluto, quella più ricorrente captabile nell'etere) senza mai chiedersi di che genere di emozioni e di quale sostanza di emozioni si tratti. Ad Amici, non è mai stato sufficiente, e ora lo è anche meno, che dei giovani aspiranti artisti si esibiscano per mostrare al pubblico l'eventuale talento a disposizione. Non si sa se per sfiducia nell'effettivo talento dei partecipanti o se per esigenze di spettacolarizzazione, gli autori puntano sempre molto sullo scontro caratteriale oltreché artistico dei partecipanti, ed è interessante notare quanta parte della trasmissione sia dedicata ai bisticci fra i concorrenti, alle stilettate dialettiche, alle polemiche personali tra loro, cui si aggiunge - in questa edizione più che in passato - una giuria che sembra divertirsi a provocare i ragazzi in gara con giudizi che spesso oltrepassano la doverosa competenza tecnica ottenendo una inevitabile reazione, probabilmente desiderata. In ulteriore soccorso del clima elettrico intervengono poi all'occorrenza parenti, «amici» (le virgolette sono d'obbligo) e spettatori presenti in studio che giudicano, pontificano, seminano zizzania, inzigano. All'esibizione di ogni ragazzo «segue dibattito», e ogni espediente è buono per accendere la miccia di uno scontro che prolunghi la sfida ben oltre l'ambito circoscritto del palcoscenico. C'è insomma una regia precisa che spinge il programma su un versante che cerca il pathos più che il riflesso di una luce artistica e talentuosa, o almeno questo è il rischio cui si va incontro a mano a mano che le esibizioni di canto, ballo e recitazione paiono essere messe in subordine rispetto allo spazio dedicato alle contrapposizioni verbali e alle reazioni emotive dei concorrenti. È una scelta di campo destinata a dividere il pubblico: chi ha sempre criticato la preparazione dei concorrenti e giudicato Amici come l'ennesima fucina televisiva di potenziali disoccupati se ne rallegrerà (meglio vederli litigare o battibeccare piuttosto che ballare o cantare); chi è più interessato agli aspetti giocosi e allegri di un'esibizione artistica non sarà probabilmente felice di riscontrare un clima così carico di veleni e di attenzioni rivolte al chiacchiericcio polemico.