Quegli amori "facili" della sinistra italiana

Provincialismi radical chic. Da Zapatero a Obama... la sinistra italiana prende sbandate e finge di non vedere i guai degli amici

Nessuno che riesca a dire: Zap, hai sbagliato. Quello che c’è, quello che ha lasciato si vede: la Spagna sull’orlo del precipizio, il miracolo sfasciato dalla realtà. Però non c’è uno solo che dica: sei stato un bluff.

Il bel mondo non pensa mai alle cose brutte degli amici. La sinistra italiana s’innamora in fretta, mitizza chiunque e comunque. Zapatero è stato un modello, è stato anche un amore light: leggero nello spirito, come quando un uomo trova una giovane donna e perde la testa. Si butta, senza pensarci e senza la minima possibilità di vedere i limiti, la follia, l’insostenibilità di quella storia. È un amore che non consente di vedere la verità: Zapatero crollava e trascinava con sé il Paese che avrebbe dovuto diventare il simbolo della nuova Europa liberaldemocratica, socialista, verde, egualitaria, tollerante, chic, elegante, sobria. Loro guardavano e non vedevano. Non è che non sapessero, non è che non leggessero: era semplicemente impossibile che il loro guru stesse fallendo. Così è, sempre. L’amore leggero fa indossare occhiali che deformano ciò che gli altri vedono perfettamente. È così che ancora oggi che la storia ha seppellito lo zapaterismo, la nostra sinistra, quella politica e quella editoriale, non riesce a impacchettare la realtà: ha finito ed è finito. Piuttosto che identificare la vittoria del centrodestra in Spagna con la sconfitta del premier uscente parlano di «logica dell’alternanza». Cioè: non è crollata la sua ipotetica rivoluzione, semplicemente la Spagna ha reagito alla crisi internazionale scegliendo l’alternativa ai socialisti che avevano governato fino a quel momento.

Bugie, ovvio. Come altre e come sempre. L’innamoramento light porta ad autoconvincersi della propria superiorità: io sono meglio di te e quelli che amo io sono meglio degli altri, pertanto non possono sbagliare. Si rincretinisce in fretta: basta trovare qualcuno che dia l’illusione giusta. Da noi si sono fatti affascinare persino da Gordon Brown. Presente? Forse il peggior primo ministro della storia della Gran Bretagna, eppure entrato nei cuori della sinistra italiana per il solo fatto che un altro di cui s’erano innamorati in fretta, Tony Blair, aveva flirtato con George W. Bush e con l’America imperialista e guerrafondaia che aveva attaccato l’Afghanistan e l’Irak.

Blair era un gigante, Brown un nanetto. Però tutti con Gordon, perché lui sì che era laburista, lui era di sinistra, lui era europeo e non cowboy come il suo predecessore. Però Brown ha infilato la Gran Bretagna nella più grave crisi finanziaria della storia: inadeguato e sfortunato. È scomparso dalla scena politica nazionale e internazionale, non dalla sciocca retorica di chi l’ha individuato come l’anti Blair.

Non è come Zapatero, comunque. Come lui c’è soltanto Barack Obama, altro esempio dell’innamoramento light della sinistra. Leggero come il vento che ha trascinato la passione per il candidato democratico diventato presidente. La rivoluzione zapateriana e la grande epopea obamiana sono lì, a timbrare il ridicolo provincialismo che si specchia nell’amore per l’ex premier spagnolo e per il presidente americano. Perché con Zap non vedono la realizzazione plastica di un fallimento e con Obama non vogliono accettare che non sia quello che loro credono che sia.

L’afflato verso la Casa Bianca di Barack nasce dalla presunzione, chiaramente sbagliata, che lui sia come loro: una sinistra moderna, che tutela i deboli e toglie ai forti. Sono quattro anni che si coprono di ridicolo, proprio come fa un innamorato cronico che non vede la sua condizione. Allora lo imitano, lo cercano, lo vogliono, lo santificano. Bombarda? Non si dice. Hanno capito tutto, in effetti: Obama, secondo loro, oggi sta con gli indignati di Occupy Wall Street? Non capiscono, non vogliono capire. Forse non ce la fanno. O forse, semplicemente, non vogliono farcela.