Quegli anziani turbati dal Grande Fratello con le «bocce de fora»

Caro direttore
recentemente, per motivi di lavoro, passo parte del mio tempo in una casa di riposo, a contatto con tanti simpatici vecchietti. Mi è capitato di guardare la televisione con loro, e in particolare una puntata della trasmissione «Il grande fratello». I ragazzi che partecipavano alla trasmissione erano, i maschi, in mutande le donne in reggiseno e mutandine. (Tra parentesi, faccio una piccola riflessione: non si potrebbe abbassare un poco il termostato? Non mi risulta che d’inverno gli italiani girino per casa tutti in mutande... Anche per motivi di buon esempio sul risparmio energetico, per cortesia, abbassate il riscaldamento in quella casa.) I ragazzi, dunque, stavano facendo una bella festa di carnevale, e in quei discinti costumi si sbaciucchiavano, si accarezzavano e si toccavano affettuosamente di continuo. Su tutti si stagliava la figura di una bellissima mora, con due giunoniche «bocce de fora» come le definì un arzillo ospite della casa di riposo. Tutti i vecchietti si dicevano seriamente preoccupati per l’esempio che la trasmissione avrebbe potuto dare ai giovani. In realtà, mi sono accorto che non sono i giovani a rimanere turbati da quello spettacolo, ma proprio i vecchietti, e questo è triste. I giovani sono molto più scafati e niente affatto turbati. «Il corpo invecchia, ma il desiderio no» diceva, già in tarda età, lo psicoanalista Musatti guardando una bella ragazza che gli passava vicino. Anche se mancano i mezzi per soddisfarlo, il desiderio non demorde. E a me sembrava che più che la preoccupazione per i giovani, questi amici, un po’ più anziani di me, manifestassero un certo rimpianto per non essere stati, loro stessi, più liberi in gioventù. Tutto questo è molto umano ma un po’ triste. Questi vecchietti dovrebbero, secondo me (e mi rendo conto che ora sono io il moralista bacchettone) pensare alla loro anima, a problemi più spirituali, alla propria interiorità, a problemi profondi e filosofici. Invece si vedono sbattute in faccia due belle «bocce de fora» così floride e profondamente terrene che farebbero resuscitare persino i morti, e giustamente rimangono turbati e interdetti.


Caro Annibale, pubblico dunque volentieri la sua lettera perché con toni divertenti solleva alcuni problemi reali, a cominciare da quest’abitudine dei reality di farci vedere tutti in slip, giorno e notte (purtroppo temo non sia solo un problema di riscaldamento, ma soprattutto di riflettori...) Lei ha ragione: il Grande Fratello non è edificante come la lettura di Sant’Agostino. È uno show tv, e come tale va preso. Però, ecco, su un punto vorrei interrogare lei e i nostri lettori: ma siamo sicuri che agli anziani spettino solo interiorità e problemi filosofici? Non crede che sia legittimo oltre che pensare all’aldilà, godersi gli ultimi raggi di felicità terrena? E questa visione del mondo, che riserva il diritto alla gioia e all’allegria soltanto a chi è ragazzo, non è il frutto viziato di un eccessivo giovanilismo? Quando abbiamo lanciato fra le proposte dei viaggi del Giornale la crociera in Grecia abbiamo avuto subito tantissime adesioni anche di persone avanti con l’età. Certo, tutti loro cercano nell’iniziativa innanzitutto l’approfondimento culturale, la meditazione sui luoghi storici, la contemplazione delle bellezze del creato. Ma forse cercheranno anche un po’ di spensieratezza e di joie de vivre, tipica di queste occasioni. Non crede? E noi, sono sicuro, gliela daremo. Anche se mi hanno garantito che non ci saranno «bocce de fora»...