Quegli assist della Corte Suprema alla campagna di Romney

«Non è il nostro compito proteggere la gente dalle conseguenze delle loro scelte politiche». Una frase dal sapore un po’ particolare quella pronunciata dal presidente della Corte Suprema americana John Roberts nel motivare il suo (decisivo, tra l’altro) sì alla costituzionalità della riforma sanitaria voluta dal presidente Barack Obama. Una frase che può facilmente essere letta come una critica politica neanche tanto implicita a quella legge da parte di chi è tenuto unicamente a certificarne la validità. E che certamente fornirà a Mitt Romney, lo sfidante repubblicano di Obama alle prossime presidenziali di novembre, ottimi argomenti polemici.
Del resto Roberts, che era stato nominato dal predecessore repubblicano di Obama, George W. Bush, non si è limitato a questo: ha infatti «salvato» la riforma sanitaria obamiana facendola passare nella sentenza come una nuova tassa sulla sanità. Anche questo un argomento eccellente per i repubblicani, che notoriamente vedono l’eccesso di tassazione come fumo negli occhi. Roberts ha affermato con tono rassegnato che «non possiamo vietare nuove imposte».
Insomma, quanti hanno interpretato il via libera della Corte Suprema a «Obamacare» come un favore fatto al presidente democratico in carica potrebbero forse doversi ricredere. Romney è infatti decisissimo a cavalcare l’ostilità della maggioranza degli americani a questa riforma e ieri lo ha già fatto definendola «costituzionale ma non buona» e «killer di posti di lavoro».