Quegli «errori blu» che facevano anche Dante e Verga

Caro Dottor Granzotto,
per favore non ci si metta anche lei. Chiusa o quasi la Crusca per mancanza di fondi, il massacro della lingua italiana continua, auspice la Rai, ove presentatori, attori, nonché lettori di testi (vulgo «speakers») si distinguono per la correttezza degli accenti tonici, per non parlare dell’accento in generale. Addio al rigore toscano, viva lo sbracamento romanesco. Vedo lei come uno dei custodi della lingua, anche se non riesco a capire il suo ricorrere a «’sto» invece di «questo» e all’uso del «gli» come dativo plurale.
La prima volta che mi trovai con questo che ai miei tempi era un «errore blu» ero a Roma per lavoro e la campagna elettorale per l’elezione del sindaco, Rutelli o Fini, era in pieno corso. Un manifesto di Alleanza Nazionale, cito a memoria, più o meno diceva: Rutelli promette di aumentare i sussidii ai disoccupati «noi gli daremo lavoro». Al che mi dissi: ma Rutelli il lavoro ce l’ha già. Da una parte ho l’impressione che la difesa della lingua sia cosa da bieco regime, dall’altra è un fatto che precisione nel parlare e nello scrivere diano chiarezza alle idee.