Quegli studi di settore sono di matrice ideologica

Il governo ha un problema politico di matrice ideologica: il dovere di dimostrare che l'attuale politica fiscale della maggioranza può garantire al Paese «tesoretti» molto più cospicui di quelli lasciati in eredità dal precedente governo Berlusconi. In sostanza l'obiettivo è di stabilire ogni record di entrate, in caso contrario sarà gioco facile per l'attuale opposizione dimostrare che non è con l'inasprimento della tassazione che si rilancia l'economia e si alimentano le casse dello Stato. Un esito che l'Unione non può permettersi. È per questo motivo che con l'ennesima, arrogante operazione si è deciso di tarare gli studi di settore dei lavoratori autonomi verso l'alto con l'obiettivo di dragare maggiori risorse, affidandosi a metodi rabberciati. Mi è venuto da pensare che in realtà gli studi di settore siano stati utilizzati in maniera impropria, come si trattasse di fatto dello strumento utile per introdurre surrettiziamente una manovra correttiva dei conti pubblici da metà luglio senza doverla spacciare per tale. L'iniziativa presenta un profilo di chiara evidenza ideologica, testimoniato dal fatto che questa manovra correttiva la dovrebbe sostenere una sola, ben individuata categoria di cittadini, per di più presa nella sua generalità e senza vedersi nemmeno riconosciuto il rispetto delle reali condizioni economiche e sociali in cui ciascuno di loro realmente vive: invece ancora una volta sono stati classificati tutti ed indistintamente come evasori salvo l'onere della prova contraria.