Con quei 4 fessi troppe complicità

Nessuno può negare che in Italia vi sia un problema di persistenza del terrorismo politico che non ha paralleli con il resto dell'Europa. Per quanto ci si possa consolare con la teoria dei «quattro fessi», il problema dello specifico italiano resta. Anche perché «i quattro fessi» riescono ancora a trovare ambienti (certo radicalismo anche sindacale e tanti centri sociali), dove se non come pesci nell'acqua, almeno come salamandre nella melma, ci sguazzano.
Un elemento per capire perché «i quattro fessi» si divertano ancora a programmare attentati e assassinii è quello della soluzione di continuità tra dibattito politico «normale» e spinta alla lotta armata. In tutta Europa le soluzioni di continuità sono evidenti. Una cosa è la sinistra di governo, che magari al suo interno ospita anche posizioni estreme (certo pacifismo della sinistra laburista), una cosa è la sinistra antagonista, antimperialista, antiamericana, classicamente rivoluzionaria. In Francia i socialisti possono magari fare un'alleanza con quel vecchio rottame che è il Pcf ma non convergeranno mai con le formazioni trotskiste rigorosamente rivoluzionarie, pure arrivate alle ultime presidenziali attorno al 10 per cento. In Germania la Spd ha preferito rinunciare alla guida del governo per non allearsi con il partito degli ex Sed e i socialisti massimalisti, guidati da un ex di peso come Oskar Lafontaine.
Avere chiarezza sulle soluzioni di continuità è la base per responsabilizzare le stesse formazioni estremistiche. Se non esistesse quel pasticciato mix di governo, di lotta e soprattutto di salotto che ogni giorno fa mostra di sé in Italia. Se la testimonianza di una speranza che io considero non solo impossibile ma anche inaccettabile, ma che può avere il suo fascino, fosse messa di fronte alle responsabilità che il sostenere tesi estreme può comportare. L'acqua per i quattro pesci «fessi» non esisterebbe letteralmente più. Senza soluzioni di continuità, invece, i concetti, gli insulti, le forme di lotta possono trasferirsi ai fessi, naturalmente senza responsabilità oggettive degli estremisti ma con un problema politico-culturale. Non è un caso che i neo br guardassero con tanta ammirazione le lotte dei no tav, senza dubbio civili e legittime nei loro obiettivi, ma condotte con una determinazione massimalistica che diventa modello per chi sogna ancora palingenesi rivoluzionarie e, quando non contrastata sul serio dalle forze razionali, può suscitare emulazioni incontrollabili.
Quello delle soluzioni di continuità fu problema anche degli anni Settanta. Perfino il Pci che pure fece il suo dovere soprattutto dal '75 in poi, aveva in qualche modo lo scheletro nell'armadio di un'ideologia rivoluzionaria di cui si libererà solo negli anni Novanta che talvolta rendeva difficili soluzioni di continuità senza riserve. E non parliamo del movimentismo irrazionale avviatosi nel '68 ed esploso in tutta la sua insensatezza nel '77. Non si tratta di colpevolizzare questo o quello, di aprire cacce alle streghe neanche contro la sinistra antagonista, ma di porre la questione di una integrale responsabilizzazione anche culturale, oggi non del tutto conseguente anche in chi non ha legami con il terrorismo.