QUEI 43 MORTI DIMENTICATI

Il Giorno della Memoria, uno solo per tutti gli atti di terrorismo che hanno colpito l’Italia, è una iniziativa importante. Dal 2008 cade il 9 maggio, giorno dell’assassinio e del ritrovamento di Aldo Moro e, se usato con forza come elemento di riconciliazione nazionale e di verità, almeno quella politica, potrebbe aiutare noi e i nostri figli. Alla prima celebrazione, la Presidenza della Repubblica ha presentato un prezioso volume che si intitola «Per le vittime del terrorismo nell’Italia repubblicana». Nell’introduzione è scritto che è necessario colmare un vuoto, rendere omaggio «a tutti coloro - fossero essi semplici cittadini, umili e fedeli servitori dello Stato, o protagonisti della storia repubblicana - che pagarono col sacrificio della loro vita i servigi resi alle istituzioni». Nel libro ci sono naturalmente anche i volti dei morti per un orribile caso: le vittime sono tutte uguali.
Si notano però delle strane assenze, come se su alcuni atti terroristici ancora oggi si scelga di glissare, per non suscitare domande. Due sono accaduti nell’aeroporto della capitale, a Fiumicino. Ricordiamoli noi.
Il 16 dicembre del 1973 un gruppo di terroristi arabi gettarono in un volo Pan-Am due bombe al fosforo uccidendo 28 passeggeri, e la guardia di finanza, Antonio Zara. Si impadronirono poi di un aereo Lufthansa, portandosi alcuni ostaggi, tra cui sei guardie di Pubblica Sicurezza. A bordo uccisero il tecnico della società Asa, Domenico Ippoliti. Solo la sera seguente atterrarono all’aeroporto del Kuwait e si arresero. Erano uomini di Abu Nidal, il capo di Settembre Nero.
Il 27 dicembre del 1985 sei uomini, sempre legati a Abu Nidal, aprirono il fuoco sui passeggeri in coda per il check-in della compagnia israeliana El Al e dell’americana Twa. Tredici vittime, sessantasette feriti, e un brutto retroscena. L'ammiraglio Fulvio Martini, allora direttore del Sismi, nella sua autobiografia «Nome in codice: Ulisse» scrive che i servizi italiani erano stati avvertiti fin dal 10 dicembre della possibilità di un attentato, poi, grazie alle informazioni ricevute dai servizi di un Paese arabo amico, il 19 dicembre erano riusciti a restringere il periodo tra il 25 e il 31 dicembre, e ad individuare il bersaglio nell’aeroporto di Fiumicino. Incredibilmente l’Italia non agì, e l'azione dei terroristi non venne fermata.
È legittimo allora ipotizzare che in quegli anni la cosiddetta «Resistenza Palestinese» fosse per un accordo libera di scorrazzare nel nostro Paese, nonostante episodi così gravi, e che tra questi, forse per errore, si possa inserire la strage di Bologna? Forse sì.