Quei 65 milioni dimenticati che possono salvare l’ippica

Il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, ha convocato i rappresentanti delle categorie ippiche presso il ministero in una specie di conferenza stampa, in buona ed unica sostanza per confermare la nomina del conte Guido Melzi d’Eril quale commissario dell’ente per altri dodici mesi. Si è riservato di comunicare le cifre di «atterraggio» del bilancio relativamente al montepremi, entro una manciata di giorni, anticipando che saranno dolori e grandi sacrifici, sempre e solo per allevatori e proprietari, neanche una parola sul rapporto convenzionale con le Società di corse che di fatto sta prosciugando le esauste casse dell’Unire. Non mi pare gran cosa, i rappresentanti delle categorie, a parte alcuni silenzi sospetti, hanno reagito in qualche maniera e si sono sentiti rispondere: mangiare questa minestra o saltare dalla finestra. Fine della trasmissione. Inutili se non dannose manifestazioni di piazza, una specie di bonario rimprovero: state attenti perché potrei reagire molto male ad azioni ostili. Era presente il neo rinominato commissario Melzi, che ha ripetuto la solita litania con una incrollabile fiducia (a parole), sulla ripresa del mercato delle scommesse, grazie non si sa però a quale intervento divino. Troppo facile rispondere a Melzi: se la tua fiducia è così convinta e reale, sei il solo nella condizione oggi di potere rimodellare il bilancio Unire, ipotizzare quello che stai predicando, con previsioni più favorevoli al montepremi.
Anche se non enunciata, in attesa dei giorni di ripensamento per ufficializzarla, si è parlato della cifra che sarà a disposizione del montepremi, le fonti più pessimistiche parlano di una cifra al di sotto dei duecentomilioni di euro. Le categorie, con adesione di tutti, trotto e galoppo, hanno raggiunto un accordo: se il montepremi scenderà al di sotto dei duecentoventimilioni, l’ippica scenderà in sciopero e paralizzerà l’attività a tempo indeterminato con manifestazioni di piazza.
Assolutamente ignorato il vero problema, quello della eccessiva onerosità delle convenzioni con le Società di corse, si tenta di darlo come dato acquisito, gli altri si arrangino. De Castro ha sentito la necessità di inviare una lettera aperta sullo stato delle cose, ignorando sorprendentemente il rapporto con le Società di corse che è la causa del maggiore squilibrio dei conti Unire. Ritorna con i piedi per terra quando dice: «Se qualcuno ha proposte diverse da avanzare a livello strutturale, lo faccia nel breve oppure aiuti con onestà chi si occupa del bene comune...». Prendo alla lettera e propongo: facciamo un tavolo degli «onesti» (immagino non avrà il monopolio degli onesti solo il ministro): pare chiaro che le risorse le dobbiamo trovare all’interno del bilancio Unire; abbiamo i famosi 65 milioni di euro congelati (somme provenienti da uno strumento convenzionale (fondo investimenti ippodromi, ormai decaduto) e, con un ampio accordo delle categorie e soprattutto di tutto l’arco politico, governo e opposizione elaboriamo una proposta di utilizzo, almeno parziale, di questo «tesoretto» per ridare fiato al montepremi e il resto si trovi il modo di assegnarlo a chi era originariamente e soprattutto realmente destinatario di questi fondi; riduciamo del 20% il numero delle corse da subito, vedrete che, sia il livello dello spettacolo che la credibilità dello stesso aumenterà immediatamente.