Quei 700 metri maledetti nel paradiso che ora teme l'orco

<span class="subtitle">Vie tranquille dove finora non c’erano paure: ci sono solo 2 telecamere e una neppure funziona. Denunciato il 19enne che aveva detto di averla vista con 2 uomini: si era inventato tutto
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Brembate di Sopra - Trecento metri dal centro del paese, via Rampinelli, una strada che striscia lungo le villette a schiera che si affacciano discrete, silenziose e anonime. Poi un’altra passeggiata, lungo via Morlotti fino al Palazzetto dove Yara studiava da campionessa. Altri 400 metri. Quasi un deserto. Pochi bar, pochi negozi, pochi passanti. Tra le ombre dei lampioni che baluginano al freddo e i fari delle rare macchine che si imbucano nei cancelli una preda diventa facile. Qui è sparita Yara.

Un falso testimone, pronto a raccontare una favola pur di apparire in tv è stato denunciato: si tratta di un ragazzotto di 19 anni. Forse vale qualcosa di più il ricordo di una ragazza. Lei ha detto agli investigatori di aver notato un furgone bianco allontanarsi a grande velocità intorno alle 18.45 nella zona dove è scomparsa la tredicenne. A Brembate di Sopra nemmeno le telecamere aiutano gli investigatori: delle due posizionate in via Locatelli, là dove Yara è stata vista per l'ultima volta: ne funzionava solo una. Quella più lontana, situata nei pressi della Torre del Sole. L’altra, più vicina all’impianto sportivo è stata danneggiata gravemente da un fulmine caduto l’estate scorsa. Da queste parti non si teme, almeno fino a oggi, l’orco. «Una zona tranquilla anche di sera», racconta la titolare dello snack bar Black & White di via Sorte, a poche decine di metri dall'abitazione della giovane. «Yara è un’adolescente normale, una di quelle ragazzine sorridenti che si vedono ogni giorno -spiega la donna-. Veniva spesso qui ad acquistare i “liquironi”, che le piacciono tanto, dopo aver terminato gli allenamenti in palestra. Nessuno immagina cosa possa esserle accaduto. Qua a Brembate al massimo si denunciano i furti». All'oratorio Don Bosco la tensione rovina i giochi dei piccoli. Giocano a calciobalilla, mentre i genitori e gli anziani sono seduti ai tavolini e parlano. Di Yara. Della paura del mostro. Gli anziani ricordano la postina del paese, era la nonna di Yara.

Ieri a scuola le compagne e i compagni della tredicenne che frequenta la terza B nell'istituto privato delle Orsoline a Bergamo hanno trovato il banco vuoto. Gli insegnanti hanno lasciato che per qualche minuto i ragazzi parlassero della vicenda. Piangeva Emma, felpa grigia e capelli biondi, e mostra il foglio con il disegno di Hello Kitty, che aveva disegnato per lei Yara. «È una mia grandissima amica, le voglio bene e spero ritorni a casa al più presto» - si accoda Anna. Si vanta di essere la sua amica del cuore. «Yara? Io l'ho sempre vista tranquilla, serena, la sua grande passione è la danza, e ne ha sempre parlato con tutti».

Non aveva nessun problema scolastico la bella danzatrice. Proprio venerdì mattina era stato consegnato il cosiddetto pagellino, un elaborato che precede la pagella vera e propria di fine trimestre. Yara aveva tutti ottimi voti. «Anzi - ha raccontato un’altra sua compagna di classe - non era mai andata tanto bene a scuola come in questo periodo». Secondo tutti i suoi compagni, Yara non può assolutamente essersi allontanata di sua volontà. «Non avrebbe mai fatto una cosa del genere - hanno detto tutti i suoi amici -, non aveva problemi a scuola, non aveva problemi in famiglia e non aveva preoccupazioni di nessun genere». Secondo una delle sue insegnanti, Yara è sempre stata una ragazzina molto tenace e decisa. E per tutti quella che l'hanno conosciuta a scuola non era ancora neppure entrata in quella fase adolescenziale in cui ci si comincia a interessare ai ragazzi. «Per lei questo momento non è ancora scattato - ha detto un'insegnante -. È sempre stata troppo presa dalla danza, di cui parlava sempre continuamente con tutti, soprattutto se doveva fare qualche torneo o qualche gara». Aveva anche un «fidanzatino» Yara, racconta qualcuno,un coetaneo che da quattro giorni ha smesso di giocare.