Quei 900 milioni cash sono una mina vagante

A tanto ammonta la disponibilità dell’Ingegnere. Ma dove investirà?

Marcello Zacché

da Milano

Segnali di fumo, ma segnali. E se si parla dell’«Ingegnere» vanno registrati perché Carlo De Benedetti è da tempo una figura imprenditoriale «ambigua»: resta uno dei più rappresentativi imprenditori italiani, ma da quando ha venduto l’Olivetti ha deciso di starsene in disparte. Salvo, a intervalli regolari, tornare di attualità, evocando subito scenari da «grande ritorno». Ebbene, questo è uno di quei momenti.
Che l’Ingegnere sia sempre in sella lo dicono i numeri del suo gruppo, Cofide-Cir, controllato direttamente tramite l’accomandita di famiglia, Carlo De Benedetti & Figli. In Borsa il gruppo Cir capitalizza 1,9 miliardi, ma secondo gli analisti il suo «Nav» (il valore netto delle attività controllate) supera quota 2,3 miliardi. Si tratta, principalmente, del 53,3% del gruppo Espresso, del 58,1% di Sorgenia (centrali energetiche), e del 58,8 della Sogefi (componentistica auto). Un corollario è infine indispensabile: negli ultimi tempi De Benedetti ha stretto il legame con l’Espresso, il gruppo editoriale che controlla anche la Repubblica e che rappresenta il vero centro di potere. Due i fatti: del gruppo l’Ingegnere è diventato presidente, mentre prima era solo azionista, mentre Cir è cresciuta nel capitale, passando dal 50 al 53 per cento. Il tutto nel momento in cui Repubblica è passata a essere da giornale di opposizione a quotidiano che sostiene apertamente l’attuale governo.
C’è poi il secondo «braccio» operativo di De Benedetti: la holding lussemburghese Romed International sa, che controlla il 44% della società Cdb Web Tech, quotata alla Borsa di Milano, nonché il 7,1% di Management & Capitali spa. E qui viene il bello. Sia in Cdb, sia in M&C c’è una sola cosa: cash. Sono 230 i milioni nelle casse della Cdb e 650 quelli a disposizione di M&C. In tutto poco meno di 900 milioni. Se il gruppo Cir vanta un indebitamento consolidato netto nell’ordine dei 700 milioni, e quindi non presenta spazi per grandi «voli pindarici», è la dotazione in capo alla filiera Romed che fa riflettere il mercato e il sistema, dotazione riconducibile direttamente all’Ingegnere. E qui iniziano i segnali.
Sì, è vero che di M&C alla Romed fa capo solo il 7%. Ma De Benedetti è comunque il presidente del consiglio di sorveglianza e rimane l’ideatore del veicolo quotato dalla scorsa estate. E guidato operativamente da un suo uomo come Corrado Airaudo, uomo di finanza ed ex direttore generale dell’Olivetti. In ogni caso sono molto più vicini all’Ingegnere i 310 milioni di dollari della Cdb. Che sono stati appena «affidati» alle cure di Mediobanca, advisor incaricato di studiare le strategie future di Cdb.
La questione, allora, può essere posta in altri termini: nel momento in cui il Paese attraversa una fase politica confusa, in presenza di un riassetto di molti equilibri finanziari, c’è un candidato forte a giocare un ruolo di peso. Da una parte c’è un pezzo del sistema che presenta debolezza: è la galassia Tronchetti-Pirelli-Telecom, alle prese con le note vicissitudini, tanto da essere a un passo dal lasciare due centri di potere quali Capitalia e la stessa Mediobanca. Dall’altra c’è il bisogno di tamponare questa falla per mantenere gli equilibri sia in Piazzetta Cuccia, sia più in generale nel sistema finanziario, dove, a fronte di un rafforzamento della finanza bianca di Giovanni Bazoli (vedi San-Intesa), il naturale antagonista Cesare Geronzi, con il polo Capitalia, è per il momento costretto a stare alla finestra. Nel mezzo, volendo, c’è De Benedetti. Forte di capitali freschi (quando in giro non ce ne sono molti) e politicamente avvantaggiato dall’attuale congiuntura.
Chi raccoglie le sue confidenze nega ogni coinvolgimento verso Piazzetta Cuccia: «Nessun interesse per Mediobanca». Anche perché l’operazione avrebbe indubbi problemi: basta pensare alla partecipazione che la banca d’affari milanese detiene nel principale concorrente di Repubblica, cioè il Corriere della Sera. Tuttavia i 900 milioni in canna e i rapporti appena riallacciati con la stessa Mediobanca fanno pensare a qualcosa di grosso. E in un futuro non troppo lontano.