Quei «bagni metafisici» oltraggiati dall’incuria

Parigi e Urbino lo celebrano in questi giorni. Padova lo fece nel trentesimo dalla morte. Il mondo non perde occasione di ricordarlo, ma Milano lo affossa. Lo oltraggia. Giorgio De Chirico (1888 -1978) «Pictor optimus» per tutti, sembra restare, per Milano, un grattacapo, a giudicare da come, per l'ennesima volta, il restauro della Fontana dei Bagni Metafisici, nel verde di parco Sempione dietro alla Triennale, sia messo a repentaglio.
Inutile ricordare l'«odissea» di questo monumento, ben più lunga dell' originale (poema). Ad Ulisse occorsero 10 anni per tornare a casa; il complesso scultoreo di De Chirico data 1973, ma attende un intervento definitivo almeno dal 1997, quando divenne proprietà del Comune, dopo che vandali, incuria e oblio ne avevano ferito più volte la fragile pietra vicentina con cui lo volle realizzato il Maestro. L'ultima «ripresa» dei restauri, anche grazie all'allora assessore Vittorio Sgarbi, che sbloccò infinite diatribe fra Sovrintendenze e «pensatoi» scientifici vari, risale al 2007. Si trovò un nuovo sponsor, Mapei, in grado di mettere sul piatto 69 mila euro e i materiali per i lavori. I cantieri aprirono lo scorso luglio. Ma da ieri l'iter rischia di interrompersi nuovamente. O perlomeno di rallentarsi, con gli inevitabili e deleteri «effetti collatertali» a carico del monumento. «Dipenderà dalle piogge - spiega sconsolato l'ingegner Gianfranco Mingardi, che esegue i lavori con una equipe di tre persone -. Lavoreremo con l'ombrello aperto». Da ieri, infatti, la tensostruttura, che si è già «mangiata» circa un quarto dei finanziamenti, è stata smontata in tutta fretta, approfittando di una gru che già eseguiva lavori alla Triennale. «Il Salone del mobile di aprile impone lavori nel dehor della fondazione - spiega l'avvocato Sforni da Palazzo Marino - e questi erano gli accordi». Peccato però che, dopo la pulitura, sia ora il momento di impermeabilizzare e stuccare il gruppo scultoreo, operazioni per cui un «tetto sulle spalle» sarebbe fondamentale. Successivamente si passerà a «ricucire» le tracce del colore originario con l’applicazione di pigmenti moderni. Infine, il restauro dei bagnanti, i due busti per ora alla Triennale, e la loro collocazione di nuovo «en plein air» completeranno i lavori. E allora, forse sarà tempo di celebrare, dato che qualche nota positiva c'è: da Roma la fondazione Giorgio ed Isa De Chirico, presieduta da Paolo Piccozza, è riuscita a riscattare ad un'asta parigina, per 25 mila euro, il pesce - sparito anni fa - cedendolo gratis in comodato al Comune. «La storia di questa fontana testimonia l'irresponsabilità dell'attore pubblico, rispetto al privato», chiosa con amarezza il conte Paolo Marzotto che con la Margraf, marmi vicentini, non solo è il «papà - demiurgo» della fontana, ma per ben due volte ne finanziò anche i restauri. Purtroppo inutilmente.