Quei bavaresi così gelosi del campanile

da Milano

Nel giorno del trionfo di Unicredit e di Alessandro Profumo i bavaresi si scoprono più poveri: «L’operazione non rimarrà senza conseguenze sul ruolo di Monaco come capitale finanziaria», dichiara il ministro dell’Economia del Land, Otto Wiesheu. E c’è chi è più esplicito: «Ovvio: è una perdita di prestigio per tutta la Baviera», commenta un imprenditore citato in forma anonima dal quotidiano Handelsblatt. Lo stesso Handelsblatt, il principale quotidiano economico di Germania, registra con un tono tra l’incredulo e l’amaro come già l’altro ieri sera Alessandro Profumo si sia presentato a una riunione di dipendenti di Hvb parlando come nuovo capo. D’ora in poi le decisioni si prenderanno a Milano, dice il giornale, e un’unica cosa resta in dubbio: quando l’ex numero uno tedesco Dieter Rampl si trasferirà nel capoluogo lombardo. Per il Land più meridionale di Germania non è una svolta da poco. L’establishment al potere a Monaco non ha mai voluto cedere nemmeno un millimetro nella lotta con Francoforte il ruolo di capitale finanziaria di Germania. In Baviera hanno sede i due colossi del settore assicurativo, Allianz e Munich Re. Ma quanto alle banche la situazione è diversa. Più di una fusione tra gruppi bavaresi e gruppi con sede sul Meno è saltata perché i negoziatori non sono riusciti a mettersi d’accordo se la nuova sede dovesse essere fissata a Francoforte o a Monaco. La stessa storia di Hvb ne è un esempio: nel 1997 la Deutsche Bank, che ha i piedi saldamente piantati in Assia, era in predicato di fondersi con la bavarese Vereinsbank. Subito si alzarono le proteste e i timori di colonizzazione. Alla fine si trovò una «soluzione bavarese». Vereinsbank si fuse con l’altra grande banca locale, Hypobank, dando vita, per l’appunto a Hvb. La sede è rimasta a Monaco ma il matrimonio non è stato felice: la banca ha dovuto da allora convivere con seri problemi di bilancio. Fino all’arrivo degli italiani.