Quei benefici che passano di padre in figlio

Il Comune vende settecentocinquantotto case e potrebbe essere una buona notizia per i tanti milanesi a caccia di un tetto. Peccato che a pochissimi di loro sarà concesso di non perdere le tracce dei palazzi di via Lanzone, quasi dentro Sant’Ambrogio, via Bergamini, come dire via Larga, via Santa Sofia, due passi dall’Università, largo Corsia dei Servi, dove hai l’imbarazzo di capire se sei più vicino a San Babila o al Duomo. Solo chi già li occupa, spesso non si sa come e perché, magari pagando un affitto di favore (se non stracciato), potrà esercitare il diritto di prelazione e acquistare l’appartamento a un prezzo più basso di quello di mercato.
Va ancora meglio a chi ha avuto la fortuna o il regalo di infilarsi in una casa del Comune fuori dalla cerchia dei Navigli. In piazza santa Maria del Suffragio e via Foldi, zona XXII Marzo, o in via Crema, dietro Porta Romana, chi abita in un alloggio che Palazzo Marino mette in vendita potrà comprarlo con lo sconto del trenta per cento se il suo reddito non supera i sessantamila euro. O se non lo supera l’Irpef del figlio che procede all’acquisto, come ha fatto Walter Veltroni con la casa del padre.
Non c’è bisogno di evocare Svendopoli per immaginare quel che che può accadere. E anche se sarà bandita un’asta, i già fortunati inquilini avranno sempre la prima e l’ultima parola. Alla fine, a un privilegio si aggiungerà un altro privilegio. Se pure fosse per evitare lunghi e costosi contenziosi, la politica ha sì il dovere di far quadrare i conti ma anche di dare buoni esempi. E non può trionfare il messaggio che i furbi del passato continuano a essere premiati.