Quei caduti durante la guerra che l’Italia oggi dimentica

Il recente dibattito che ha fatto seguito alla pubblicazione del libro di Giampaolo Pansa La grande bugia, ha ancora una volta messo in luce una triste realtà. Sembra quasi che, prima dei tragici giorni che fecero seguito all’8 settembre 1943, l’Italia non fosse coinvolta in un conflitto mondiale e così quanti sono caduti in suo nome sono stati dimenticati. Chi si ricorda, ad esempio, dei 16mila soldati prigionieri dei nazisti che trovarono la morte nelle acque dell’Egeo, ad opera dei siluramenti inglesi, mentre erano trasferiti per nave da Rodi al continente per essere deportati in Germania? Fu una vera mattanza. Pochi italiani purtroppo sono al corrente della tragica fine riservata ai nostri ragazzi. Il tributo di sangue è stato altissimo e ci ribelliamo al pensiero che su di loro debba calare l’oblio del silenzio. Dopo l’8 settembre, furono organizzati viaggi con vecchi mercantili mandati allo sbaraglio con carichi spesso effettuati senza elenchi nominativi. Come commemorare e mantenere vivo il ricordo di questi martiri? Anche se oggi l’unica isola di cui si seguono con interesse le vicende è «l’isola dei famosi», vorremmo che qualcuno ricordasse anche Rodi, «l’isola delle rose», dove l’impronta dell’Italia è ancora viva. A lanciare questo appello sono due vecchi reduci, testimoni di quelle giornate infernali. «Per noi» dicono «l’isola delle rose ha avuto più spine che rose, ma la ricorderemo sempre per mantenere vivo il ricordo dei compagni scomparsi. I loro nomi sono incisi nei nostri cuori e, finché avremo vita, li rievocheremo perché essi vivano in noi».