Quei cani che meritano l’estinzione

Ci ritroviamo, periodicamente ormai, a spargere commozione e indignazione per la sorte di bambini straziati, mutilati, sbranati da cani feroci, da bestie che non sono fra i migliori amici dell’uomo. Rottweiler, mastini e compagnia azzannante, di razze autoctone e importate, animali di incerta domesticazione, ottenuti chissà con quali incroci e ibridazioni. Verrà l’estate e i casi di aggressione – è prevedibile, sulla base delle passate esperienze – aumenteranno e, come se a turbarci non bastasse il sangue dei piccoli innocenti, dovremo sorbirci le tirate degli animalisti irriducibili, i quali ci spiegheranno, con una certa stizza, che quei cani non sono cattivi, che crudeli e stupidi sono i loro padroni.
Viviamo in un singolare Paese e vanamente ci interroghiamo su inconcepibili stragi e intollerabili violenze che, però, non riusciamo a ridurre o eliminare. Discettiamo sulle carneficine del sabato sera e, senza alcun risultato, assistiamo impotenti ai ricorrenti sacrifici umani al Moloch animalista, che pretende di difendere e di imporre cani che non sono né da compagnia né da difesa, ma semplicemente d’attacco.
È lodevole che l’Italia abbia preso l’iniziativa per la moratoria della pena di morte nel mondo, ma intanto non potremmo salvare le vite che ogni anno sono spente da quei tali cani?
L’evidenza dei fatti, le testimonianze della cronaca sono più forti delle speciose spiegazioni di etologi improvvisati: di frequente, in giardini privati e parchi pubblici, quando si trovano vicino a donne e bambini – evidentemente valutati come prede più facili - quei cani attaccano e straziano. A scempio avvenuto, di solito i proprietari delle bestie mostrano stupore e disappunto e affermano immancabilmente: «Sono sempre stati buoni»; i più protervi osano aggiungere: «Forse il bimbo involontariamente li ha infastiditi». Sicché l’innocente diventa il colpevole.
È del tutto assurdo discutere di questi cani con le categorie buono/cattivo. Gli animali hanno codici di comportamento istintuali, i cani domestici sono il prodotto di migliaia di anni di convivenza e di mutua assistenza con l’uomo. I cani pericolosi – più corretto, forse, chiamarli feroci – discendono da bestie addestrate al combattimento o selezionate per difendere le greggi dall’attacco dei predatori. Non sono animali da giardino o da portarsi dietro all’ora dell’aperitivo, con atteggiamenti che stanno fra l’esotismo e la truculenza.
E quando sono impiegati per guardia e difesa, lo sono proprio perché se ne riconosce l’attitudine all’attacco fulmineo e alla presa che non perdona. Alcuni risalgono ai mastini da battaglia che i Conquistadores impiegarono in America.
Basta. Questi cani non possono circolare, non debbono stare in agguato nei giardini dietro la sedia a sdraio. Stiano negli zoo-safari e chi vuole se li vada a covare con gli occhi, senza mettere a rischio la vita dei vicini e dei passanti.
L’aver emesso delle “gride” che impongono ai proprietari l’obbligo della museruola, del guinzaglio e dell’assicurazione non basta. Tenuto conto dell’esito mortale di tanti loro attacchi, non si possono fare distinzioni fra questi cani e i giaguari e i leoni: anzi, di regola quelle belve prediligono altre prede, mentre i cani pericolosi sono in una zona di confine fra l’ostilità e la convivenza con l’uomo, sicché possono attaccarne i piccoli.
Ci pare già di sentire i saccenti estimatori dei rottweiler accusarci d’ignoranza e di pregiudizi: ebbene, loro che sanno tutto, ci spieghino perché dobbiamo tollerare queste morti assurde. Ci si è illusi - ed è una classica illusione progressista e buonista – che redigendo un burocratico elenco delle razze pericolose, dettando norme di comportamento per i proprietari dei cani, si potesse eliminare il problema. I proprietari spesso non seguono le norme di legge, perché tanto le loro bestie «sono buone». Le multe servono a poco e l’assicurazione obbligatoria serve solo ad aggressione avvenuta.
Il primo obbligo di chi ama gli animali è di riconoscerne la natura, senza falsarne identità e istinti. I cani pericolosi non possono stare liberi fra noi. Nella civile Inghilterra, che non ha nulla da imparare in materia di libertà e di rispetto degli animali, hanno deciso di risolvere il problema con la sterilizzazione, che condanna queste bestie all’estinzione.
C’è da riflettere.
Salvatore Scarpino