Quei cani usati come cavie per strappare pietà (e soldi)

Sono in tre lungo Corso Venezia. Stesso stile. Un bivacco di coperte, un libro tra i teli e lo zaino. Un cane. A volte arrivano a quattro, quando si aggiunge una donna che non capisce una parola d’italiano. Sono i mendicanti con animale a seguito, categoria «emergente» se si osservano i margini delle strade. In alcune città tengono cavie e micetti di pochi mesi. Le raccomandazioni degli esperti parlano chiaro e tondo: non esponete i vostri animali al sole perché soffrono quanto l’uomo, se non di più. Sul marciapiede destro della grande via, camminando verso il centro, luglio sferra la sua pedata bollente sulla testa di tutti come una ghigliottina e i poveri fido di taglia minuta sono stremati. Sbadigliano a fatica.
L’ultimo dei tre vagabondi è appostato all’angolo tra il Corso e piazza San Babila. Si chiama Sciascia. Russo di San Pietroburgo. Quarant’anni, capelli rossi. Mendicare con il cane è più redditizio? Suscita maggiore pietà? Aggira le domanda con un ironico sorriso e sostiene che Romeo, color whisky, è lì con lui solo perché è il suo diletto quattrozampe.
Mezzo decapitato dalla lama solare? «E’ sempre con me - sostiene - e non lo abbandono mai». Forse perché fa ammonticchiare un euro in più, smuovendo a maggior compassione i passanti? «No. Lui è il mio cane e non lo lascio. Di notte dorme in una casa che ho con altri amici appena fuori Milano. Sono un musicista e in Italia non riesco a trovare lavoro».
Sciascia smentisce di conoscere gli altri due uomini un po’ più dietro sul marciapiedi. Eppure il trio pare ben assortito: ugual modo di stare seduti, cani somiglianti, al punto da far pensare a una «lobby barbonica» con il suo bravo, malcapitato fido, sdraiato vicino alla ciotola dei soldi e non certo per fare l’animale da compagnia.
Del tutto diverso invece è lo stile di Stefano con la sua inseparabile «Stella». Nel rovente pomeriggio, è sotto i portici di San Babila, dove ha sostato anche tutto l’inverno. Stella, il chiaro dogo agentino, si riposa all’ombra. Vengono da Budapest e girano l’Europa. In piena estate, racconta, in genere se ne va dal centro milanese, per portare la bella cagna al mare o ai laghi in modo che possa sentirsi più a suo agio e fare un bagno in acqua come si comanda.
Sa dell’esistenza dei tre uomini e per significare questa cognizione abbozza un cipiglio molto poco amichevole. «Sono dell’Est - racconta - e non è vero che hanno sempre lo stesso cane. Quando viene sera entrano nel dormitorio pubblico e chi dorme lì non può andare con un quattrozampe. Deve parcheggiarlo fuori. Se al mattino non lo trova più, lo cambia senza farsi tante remore. Serve solo per racimolare più soldi. Fanno così anche gli zingari. Li abbandonano in strada anche in pieno inverno, prima di andare a dormire, e se il mattino seguente i cani sono lì, bene, altrimenti ne cercano degli altri».
Più avanti, sotto l’ombra del Duomo, un turista sta facendo riposare il suo sontuoso cocker tinta champagne, curato fino all’ultimo pelo. Anche la diversa sorte degli animali, come quella degli uomini, colpisce sotto la luce del sole.