Quei carabinieri in camice bianco che risolvono i gialli in laboratorio

Il Racis è il raggruppamento investigazioni scientifiche: 600 uomini che operano in 4 città

L’Arma festeggia i 193 anni dalla fondazione: oggi il tradizionale carosello equestre a piazza di Siena, con gli onori alla Repubblica, la consegna delle ricompense e dei premi annuali. Cerimonia che inizierà alle 19 per terminare due ore più tardi e in cui passerà la rassegna dei reparti. Unità speciali, battaglioni, nuclei di intervento: negli ultimi quindici anni l’Arma s’è modernizzata, rafforzata, sempre più in presa diretta con gi avvenimenti non solo italiani ma anche all’estero.
Una riorganizzazione che ha toccato soprattutto i settori interni, adeguando lo standard alle nuove esigenze, specialmente investigative. Un caso su tutti, quello del Racis, il Raggruppamento investigazioni scientifiche, divisione che ingloba un esercito di 600 uomini distribuiti tra i Ris di Roma, Parma, Cagliari e Messina: biologi, chimici, psicologi, ingegneri e farmacisti, ma anche vecchi «segugi» provenienti dai reparti operativi e che in tanti anni di carriera hanno affrontato i delitti più efferati, i crimini più sanguinosi.
«Quando mi sono arruolato - ricorda il generale Nicola Reggetti, a capo del Racis - per fare delle semplici operazioni di comparazione delle tracce o delle impronte occorrevano mesi. Oggi le prime risposte arrivano già dopo qualche minuto». Se le serie tv ispirate al Csi (Crime scene investigation) americano continuano a tenere con gli occhi incollati agli schermi milioni di spettatori, è pur vero che nelle inchieste più difficili, quando la morte non sembra seguire logiche di mala o crimine organizzato, allora magistrati, avvocati e semplici curiosi volgono gli sguardi agli «scienziati» dell’Arma come a un oracolo.
«Non abbiamo bacchette magiche - continua Reggetti - ma solo strumentazioni che vanno al passo coi tempi e che sono al servizio di buoni investigatori. Non c’è macchina che sostituisca un investigatore. Ma non si può neanche più pensare di poter inchiodare un assassino solo procedendo per indagini classiche».
Le rivoluzioni del Racis riguardano innanzitutto le banche dati. Quelle per le impronte digitali e palmari, per la catalogazione di armi, bossoli, quella per il Dna è una sfida in atto. «Ministeri dell’Interno e di Grazia e Giustizia stanno lavorando perché presto possa essere resa operativa anche in Italia la banca dati Dna - spiega ancora il generale -. Per questo in Europa siamo il fanalino di coda. Eppure la sua adozione potrà portare nel giro di 3-4 anni alla soluzione di casi finiti nel dimenticatoio da anni».
Ogni anno circa mille carabinieri vengono addestrati perché una volta sul luogo di un delitto non inquinino il campo. Così da non pregiudicare eventuali successivi rilievi dei Ris. Presto dovrebbero nascere altri due distaccamenti scientifici, a Bari e a Genova.