QUEI CATTOLICI PRIGIONIERI

C’è da chiedersi se davvero Walter Veltroni abbia fatto un affare ad arruolare i radicali e a scegliere candidati quali il professor Veronesi. Non che siano in discussione la rettitudine dei radicali e la competenza del grande oncologo: ci mancherebbe. Ma è assai dubbio che i voti che costoro porteranno al Pd siano più numerosi di quelli che Veltroni rischia di perdere su un altro fronte, quello cattolico.
Non era mai successo, ad esempio, che un giornale equilibrato e politicamente equidistante come Avvenire (che, non dimentichiamolo è di proprietà dei vescovi italiani), si schierasse in modo così deciso contro le scelte del centrosinistra. Avvenire, nei giorni scorsi, è stato molto duro nel giudicare questa alleanza di Veltroni con i radicali. Ma, soprattutto, fa specie l’uscita di ieri di Famiglia Cristiana, che ha definito il Pd «un pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». Fa specie perché chi conosce il mondo cattolico sa bene che il settimanale dei Paolini è, ormai da molti anni, incarnazione e voce più degli ambienti cattolici-progressisti che di quelli conservatori; per usare una semplificazione un po’ grossolana, è un giornale più martiniano che ratzingeriano.
E non è tutto. Persino una come Rosy Bindi è furibonda, e ha già polemizzato con la Bonino, facendo presagire chissà quante e quali divisioni. Insomma: per il mondo cattolico è una mezza rivoluzione. Fino a poco tempo fa, molti fedeli ritenevano possibilissimo stare con la sinistra. Magari alcuni - come la Binetti, che certo non viene dal mondo progressista - consideravano «strategica» la loro militanza a sinistra, pensando di rappresentare una sorta di quinta colonna. Adesso costoro temono di fare la fine di quel soldato che si incunea nelle linee nemiche per far prigionieri; a missione ultimata, telefona al comandante per comunicare il positivo esito della missione: «Ne ho presi cento»; ma quando il comandante gli dice di tornare con gli ostaggi, il soldato risponde: «Non posso, non mi lasciano andare».
Veltroni rischia dunque di perdere anche i voti di molti cattolici progressisti, ed è paradossale che questo avvenga proprio quando si è liberato dalla sinistra estrema. Si dirà che i voti dei cattolici non sono poi così tanti, essendo la società italiana più che secolarizzata. È vero. Ma due anni fa, non dimentichiamolo, Prodi vinse per 24.000 voti.