Quei cattolici senza grinta su Ici e politiche familiari

Bisogna dare atto che le frange dell’estrema sinistra, presenti nel governo, sanno fare benissimo il loro mestiere. Un giorno sì e l’altro pure minacciano di far cadere il governo o di portare in piazza la gente per denunciare le malefatte dei propri compagni di merende. Passati all’incasso, tornano tra i banchi, sorridenti e appagati, come bimbi della materna, in attesa della prossima incursione. Un’occupazione strisciante che tranquillizza il proprio elettorato e garantisce la sopravvivenza della legislatura, nella speranza di maturare i tempi minimi per una pensioncina a buon mercato.
Non occorre essere osservatori particolarmente pignoli per accorgersi di quanto i politici di matrice cattolica siano lontani da queste strategie. Magari sarà in ossequio al vangelo che vuole i figli delle tenebre (absit iniuria verbis) più scaltri di quelli della luce, sta di fatto che dimostrano una sostanziale incapacità a far sentire l’originalità del progetto politico di cui dovrebbero essere portatori.
In questi giorni in cui si fa un gran parlare della casta e dei privilegi di cui è beneficiaria, viene da chiedersi se la stessa logica di privilegio non sia riscontrabile in quei politici cattolici che, rinunciando a battersi per gli ideali che li ispirano, sembrano concentrarsi sulle rendite di posizione, derivanti dagli stalli occupati.
Eppure sono molteplici le ragioni per giocare un protagonismo di primo piano e neppure così banali. Sono passati pochi mesi dal Family Day, una manifestazione aconfessionale, che ha portato in piazza due milioni di persone per dire il valore della famiglia e per chiederne più rispetto da parte della politica. Ebbene, se qualcuno sostenesse di aver trovato, nella nuova Finanziaria, le tracce di una pur minima risposta a queste attese, credo andrebbe premiato con l’oscar degli illusionisti. Mi chiedo, ad esempio, quale diverso esito ci sarebbe stato se Rosy Bindi e i suoi amici cattolici avessero profuso un centesimo delle energie investite a suo tempo per i Dico, magari solo per chiedere un’applicazione dell’Ici che tenesse conto della composizione del nucleo familiare. O battersi per una più equa politica tariffaria, che oggi vede penalizzate le famiglie più numerose. Oppure riservare una minima attenzione alla crescita demografica, senza la quale battersi per la pensione oggi rischia d’essere una presa per i fondelli per gli anziani di domani.
Avete visto una sola volta un parlamentare cattolico, tirare fuori gli attributi e battere i pugni sul tavolo? Minacciare di uscire dal governo, di mandare tutti a casa? Non per dire che vanno concessi privilegi di parte, ma per riaffermare che alcune esenzioni fiscali rientrano nella norma di legge, prevista per chi opera senza fini di lucro, si chiami oratorio parrocchiale o cooperativa rossa?
Avete mai visto un parlamentare cattolico battersi per l’equiparazione, anche economica, della scuola non statale, mettendo l’Italia in regola con le indicazioni vincolanti dell’Europa? Oppure l’omologazione vale solo per le coppie gay e l’eutanasia? Sullo scenario potrebbero essere tirate in ballo tante altre problematiche, dalle «stanze del buco» per l’eroina, alla possibilità di coltivare marijuana sul terrazzo di casa. Argomenti sui quali il cattolico non può esimersi dal far sentire il proprio peso politico. Sempre che non tema di perdere i privilegi della casta.
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