Quei cecchini armati di autovelox

Se vi capita di incontrare una fiat Marea color carta da zucchero o un furgone Fiat Ducato bianco «immacolato», frenate. Adagio ma frenate. La Marea è della polizia stradale e, solitamente, si piazza sulla corsia d’emergenza della tangenziale tra Assago e Milano; il Ducato invece è dei vigili urbani e «razzola» spesso sulle tre corsie che da via Bisceglie vanno fuori città e viceversa. Sono insospettabili e irriconoscibili ma entrambi sono «armati» di autovelox. Solo due esempi e purtroppo temo se ne possano fare molti altri. Sì, è una «spiata». Ai piccoli si insegna che far la spia è peccato ma in questo caso la coscienza è a posto. Va chiarito un concetto nella civile convivenza tra automobilisti e forze dell’ordine: giusto che chi ha il piede un po’ troppo pesante paghi se pizzicato da un autovelox. Giusto che perda punti sulla patente. Sacrosanto che gli venga sospesa se viaggia da «pirata». Ma c’è anche tanta gente che in auto o in moto va adagio davvero e non merita le imboscate di pattuglie in borghese che si mimetizzano come i vietcong tra le vie cittadine. Se multa dev’essere, multa sia ma «lealmente». Non solo. Una volta per tutte ci spieghino qual è la funzione di queste macchinette. Se servono a far rallentare gli automobilisti nelle strade a scorrimento veloce, davanti a scuole e ospedali o agli incroci è giusto che funzionino ma è anche obbligatorio che le pattuglie si «facciano riconoscere» come sta scritto agli ingressi delle caserme. Se invece servono solo a far cassa e a rimpinguare il bilancio traballante di qualche amministrazione, be’ allora ghisa e poliziotti mettano pure sulle auto delle amministrazioni la pubblicità di un caffè, di una birra o delle pagine Gialle. Vale tutto, no?