Quei cento spilloni nella carne d’un neonato

Sono passati quasi ottant’anni. Ma il corpo non dimentica. Erano più di cento, gli aghi, i chiodi, le forcine che i medici trovarono conficcati nelle carni di un bambino di poco più di un anno, lasciato nelle mani di una nonna fattucchiera, che nel mostruoso ventre di un’isola, usava il nipote come puntaspilli sacrificale per ridare la salute al proprio amante. Ci fu la «salvezza» in un collegio fascista. Ci fu il processo. Ci fu il tentativo di una ricostruzione interiore. Ci fu persino il perdono. Oggi quel bambino, vittima di una superstizione primordiale, ha deciso di raccontarsi ai suoi figli e a noi. E il giornalista Pier Paolo Giannubilo ne ha fatto questo romanzo, Corpi estranei (Il Maestrale, pagg. 272, euro 14), celando nomi e luoghi reali di una storia incredibilmente vera.