Quei cinque medici in prima linea

da Gerusalemme
Due specialisti di origine argentina, Felix Umansky e Jose Cohen, un dottore nato in Israele, Yoram Weiss, e due anestesisti nati in Marocco, Yakov e David Gozal. Questa è l'équipe che ha operato il primo ministro Ariel Sharon per ben tre volte. È questo il paese che Ariel Sharon ama, un luogo sicuro per tutti gli ebrei del mondo. Per questo il generale Sharon ha combattuto tutta la sua vita. Felix Umansky, 67 anni e il suo collega Jose Cohen, 39 anni, sono entrambi nati a Rosario, in Argentina. Cohen è arrivato a Gerusalemme solo quattro anni fa, nel culmine della violenza, quando i kamikaze palestinesi si facevano esplodere quasi quotidianamente per le strade di Gerusalemme. Ma lui era deciso, credeva in uno Stato ebraico dove poter crescere la propria famiglia secondo le regole religiose «Non ho mai conosciuto personalmente il primo ministro, ma posso assicurare che anche quando è sotto anestesia dimostra di essere il combattente che tutti conosciamo e soprattutto continua a essere il primo ministro. Tutti noi dottori siamo impressionati da come stia combattendo per la sua vita», ha affermato il dottor Cohen.
Il professor Felix Umansky, 67 anni, lavora presso l'Hadassah di Gerusalemme da più di venti anni dopo aver terminato il suo percorso di studi a Boston: «Non ho mai pensato che un giorno avrei operato un primo ministro», ha affermato, ma per i dottori dell'Hadassah non importa se il paziente è il primo cittadino dello Stato ebraico o un terrorista palestinese. Quello che importa è salvare una vita umana. Un ospedale che «costruisce ponti per la pace», secondo molti accademici e rappresentanti di governo che, nel 2005, hanno proposto l'ospedale diretto da Hadassah Shlomo Mor-Yosef come premio Nobel per la pace. All'Hadassah ci sono infatti molti programmi di studio per studenti di medicina palestinesi giordani ed egiziani. Gli stessi dottori stanno curando anche altri pazienti oltre che Sharon. La moglie di Israel Arel, uno dei leader dei coloni della Cisgiordania, ma anche grande amico di Sharon, dopo aver combattuto fianco a fianco nella guerra del Sinai, si trova nello stesso reparto di Sharon. «Preferisco ricordare Sharon come combattente, ufficiale dei paracadutisti della guerra del Sinai, gli auguro di guarire al più presto».
Sharon non è quindi solo nella battaglia più importante, quella per la sua vita. I dottori che lo stanno curando sanno bene che è grazie a un generale come lui, e agli altri combattenti della storia di Israele, che hanno potuto scegliere di venire a vivere nello Stato ebraico. E adesso hanno un debito di riconoscenza. Da pagare a ogni costo.