Quei cinquecento che fiancheggiano Osama Bin Laden

Che il nemico sia tra noi, non è certo una novità. Se non andiamo errati, siamo in presenza della nona cellula di terroristi islamici sgominata in Lombardia prima che compia attentati sul nostro territorio, e non possiamo che rallegrarci del buon funzionamento dei nostri servizi di prevenzione. La consistenza numerica, la vasta rete di contatti internazionali, l'origine salafita nordafricana che lo rapporta direttamente ad Al Qaida rendevano il gruppo arrestato ieri a Milano particolarmente minaccioso. Al contrario degli altri, esso non si appoggiava ad alcuna moschea ma si serviva di appartamenti propri sia per lo stoccaggio di materiali sia per l'opera di reclutamento: è un segnale che la sorveglianza dei luoghi di culto, finora al centro dell'attività dei servizi, ha dovuto (e dovrà sempre più in futuro) essere allargata anche ad altri ambienti, con la conseguente esigenza di disporre di più uomini e più mezzi. È venuto anche il momento di chiedersi quanti possano essere, in una comunità musulmana che - compresi i clandestini - conta ormai nella nostra regione almeno trecentomila persone, gli individui che rappresentano una effettiva minaccia per la sicurezza. Possiamo solo fare delle ipotesi, basandoci sulle stime fatte in altri Paesi europei a forte immigrazione islamica. La più recente risale ad appena due giorni fa: Johnathan Edwards, capo del mitico M15 britannico, è del parere che almeno 2.000, e più probabilmente 4.000 del milione e mezzo di musulmani residenti nel Regno Unito appoggino più o meno attivamente il terrorismo e costituiscano un pericolo. Fatte le proporzioni (e tenendo conto che la Gran Bretagna è più dell'Italia nel mirino della galassia qaidista) è probabile che gli individui da tenere sotto controllo in Lombardia siano più o meno cinquecento.