Quei clandestini che si fingono genitori

AgrigentoArrivano a Lampedusa, partono per le comunità di accoglienza sparse per l’Italia e poi spariscono. Un esercito invisibile composto da alcune centinaia di ragazzini, in maggioranza di età superiore ai 14 anni ma anche bambini più piccoli.
I più grandi probabilmente, scappano semplicemente per cercare familiari e amici che già vivono in Italia. Ma sul destino di tanti altri, i più piccoli, pende un macabro punto interrogativo. E a rendere tutto più inquietante c’è la denuncia sui «falsi genitori», lanciata dal capo della squadra mobile di Agrigento Salvatore Montemagno. «In molti casi - dice l’investigatore - abbiamo arrestato immigrati clandestini che al loro arrivo, forse per facilitare la concessione dell’asilo politico o per altri scopi da chiarire, si spacciavano per padri o madri di bambini in realtà orfani». D’altronde, nelle condizioni in cui arrivano sull’isola, è difficile accertare eventuali parentele. «Riusciamo a smascherare i falsi genitori - continua Montemagno - solo quando i bimbi sono abbastanza grandi da poter parlare e noi riusciamo a convincerli a farlo». Del resto lo status giuridico dei minori che arrivano a Lampedusa è complesso. Per legge sono liberi a tutti gli effetti, anche di allontanarsi.
«Sono centinaia i minori che scompaiono, ma il problema non nasce a Lampedusa», sottolinea il direttore dell’Istituto nazionale per la salute dei migranti (Inmp) Aldo Morrone, sull’isola per coordinare gli interventi nel centro di prima accoglienza.
E il traffico di organi? «È un sospetto più volte ipotizzato e che va verificato. Escludo però - sottolinea Morrone - che l’anello debole possa essere rappresentato dall’accoglienza nell’isola, dove i clandestini vengono identificati. Il rischio - spiega - è invece rappresentato dalle mete finali, ovvero dai centri e dalle case alloggio in varie regioni verso le quali i minori vengono indirizzati e dalle quali sono presi in carico una volta effettuato il riconoscimento nell’isola. Centri che non sempre sono in grado di dare garanzie rispetto al controllo di tali minori». Secondo Morrone, è arrivato il momento di effettuare una ricognizione dei centri di destinazione finale in relazione alla scomparsa dei minori, per localizzare le aree dove con più frequenza si sono perse le tracce di ragazzi extracomunitari.
«In attesa di un chiarimento sulla vicenda - conclude Morrone - credo sarebbe auspicabile trattenere i minori extracomunitari a Lampedusa, o smistarli solo verso quei centri che diano ampie garanzie di controllo».