Quei confini che rischiano di saltare

(...) dalla struttura fortemente centralizzata dello Stato - per capire se il suo portato strategico è all'altezza delle sfide dell'economia e della società odierne.
A Genova e in Liguria la risposta a questo interrogativo sembra essere negativa a partire da una semplice riflessione sui confini regionali. Un esempio su tutti: l'interporto che serve il Porto di Genova è a Rivalta Scrivia, nei pressi di Tortona. Ergo: due strutture complementari sono - l'una rispetto all'altra - politicamente disarticolate, con potenziale pregiudizio della gestione attinente il flusso di persone, beni, energia e informazioni.
Esempi di insoddisfazione in merito all'attuale assetto regionale italiano si sprecano e riguardano anche la Liguria orientale: a fasi cicliche si parla di una regione «Lunezia», ovvero di una regione formata dalle province di La Spezia, Massa Carrara, Parma, Piacenza, Reggio Emilia,Cremona e Mantova, con ambiziosi progetti strategici e infrastrutturali. In Romagna agisce invece un movimento regionalista che, forte di marcate ragioni storiche e culturali, lamenta le scarse attenzioni che i «potenti coinquilini» emiliani prestano al litorale adriatico.
Da tempo sono presenti sullo scacchiere politico anche le euro-regioni, strutture di cooperazione trans-nazionale. Si tratta di veri e propri laboratori politici inter-culturali in grado di superare le conflittualità storiche fra i diversi popoli europei, forse destinati in futuro a sfidare la rigidità e l'inerzia degli Stati nazionali. Se in via di costituzione è l'Euro-Regione del Nord-Est, comprendente Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Carinzia, Slovenia, Istria e Fiume, già attiva è l'Euro-Regione insubrica, comunità transfrontaliera di cui sono membri di diritto le province di Varese, Como, Lecco, Verbano Cusio Ossola, Novara e Canton Ticino. Fra le sue centinaia di membri si annoverano associazioni economiche e culturali, istituti a livello universitario, «Regioni di montagna» del Canton Ticino e «Comunità montane» delle province italiane, oltre a singole persone fisiche e giuridiche.
Non anche la Liguria, regione frontaliera, potrebbe beneficiare di uno spirito cooperativo con le vicine regioni francesi, a cui la legano potenziali interessi economici, marcati retaggi storici e persino, risalendo agli antichi liguri, mitologici?
Il valore di queste proposte innovative sarà tanto più elevato quanto più la nuova geografia saprà essere il tratto d'unione fra il paese e quella cultura federalista prima invocata a gran voce e in ultimo declinata. Essa potrebbe davvero aver dalla sua - come amava dire uno dei suoi principali teorici, il professor Miglio - la «forza delle cose». Il federalismo è, infatti, la traduzione - sul piano delle relazioni politiche - di quella flessibilità e di quell'esigenza di integrazione di cui il mercato oggi non può fare a meno. Il suo «brutto quarto d'ora» nasce dall'essere stato «riscoperto», anni orsono, nel grembo di un'economia e di una società appartenenti al secolo scorso. Per ritrovare stimoli ed energia, deve obbligatoriamente collocarsi sul piano di un autonomismo votato a fare «rete», a rivendicare ampie «libertà» di manovra per aprire spazi progettuali, a ottimizzare e razionalizzare la gestione politica per liberare nuove energie d'impresa e rispondere a nuovi bisogni.
Se le istituzioni - in tempi di miopia e impotenza diffusa alla traduzione delle istanze di sviluppo in infrastrutture - non sono in grado di affrontare questa sfida lanciata dalla modernità politica, consegnino il dibattito nelle mani della società civile: le regioni sono frutto delle conoscenze che le comunità hanno del proprio spazio. E delle speranze che in esso nutrono.