Quei diplomatici credibili solo se anti Silvio

Elizabeth L. Dibble è la funzionaria dell’ambasciata americana che spopola sui giornali di mezzo mondo da quando Wikileaks ha svelato alcuni dei suoi «report» su Silvio Berlusconi: «Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno, stanco per le lunghe nottate». Quando vergava queste osservazioni, la Dibble era l’incaricata d’affari della rappresentanza Usa a Roma, una specie di vice-ambasciatore: comprensibile che le sue note assai poco diplomatiche e non più riservate abbiano sollevato tanto scalpore.
Eppure è la stessa Elizabeth L. Dibble che ha riempito di complimenti il premier italiano in altri dispacci. I quali, tuttavia, non hanno trovato alcuno spazio sulla stampa italiana e internazionale. La stessa agenzia Ansa li ha resi noti alle 19.35 di giovedì con un titolo fuorviante che non rende affatto giustizia al contenuto: «Ambasciata Usa, Berlusconi inconsistente e a volte assurdo». Soltanto la seconda riga del titolo (meno visibile) riferisce che Berlusconi «quando necessario ci ha sostenuto con decisioni impopolari».
Strabismo? Distrazione? Malafede? Ieri è successo quello che capita tutti i giorni: titoloni se c’è da contestare Berlusconi, silenzio se c’è da riconoscergli qualche merito. Sui giornali e nei tg di ieri campeggiavano le pseudo-notizie sulla salute del capo del governo «rovinata dai party» e sui presunti «affari opachi» con la Russia. Si tratta di accuse e sospetti, non c’è nulla di concreto, ma tanto basta per spalare fango. Nulla si legge o si dice, invece, a proposito degli altri «report» redatti dalla Dibble (e svelati «a rate» da Wikileaks) a proposito dell’inquilino di Palazzo Chigi. In queste informative, la funzionaria continua a mostrare una certa antipatia verso il premier ma il giudizio si inserisce in un contesto più ampio che restituisce piena dignità al presidente del consiglio e al suo operato.
«La forte relazione con l’Italia porta benefici alla nostra sicurezza nazionale per quanto riguarda le nostre missioni militari all’estero», scrive l’incaricata d’affari Usa in un documento inviato a Washington il 27 giugno 2009. Si era alla vigilia del G8 dell’Aquila e la Casa Bianca chiedeva informazioni. Tre giorni prima la stessa Dibble aveva inviato una precedente comunicazione all’amministrazione Obama. «Il primo ministro è un dirigente inconsistente - insiste - sarei quasi tentata di definirlo un interlocutore frivolo, con le sue debolezze personali, le sue opinioni politiche a volte assurde. Ma questo sarebbe un errore. Nonostante tutti i suoi difetti, ha tenuto banco nella politica italiana durante gli ultimi 15 anni e tutto indica che continuerà a farlo per i prossimi anni. Quando è stato necessario ha mostrato la volontà di adottare politiche, per quanto impopolari siano, in linea con le nostre, incluso un maggiore appoggio alla Nato in Afghanistan e l’entrata della Turchia in Europa». E Berlusconi l’ha fatto «in una maniera e fino a un punto tali che il passato governo non aveva potuto o voluto fare».
Dunque, i rapporti dell’ambasciata americana non sono così taglienti a proposito della politica estera italiana. Anzi, ne apprezzano l’equilibrio e l’atlantismo, mentre censurano con durezza i tentennamenti di Prodi. E man mano che si aggiunge nuovo materiale alle rivelazioni di Wikileaks, si compone un quadro più articolato e meno unilaterale dei rapporti trasmessi da via Veneto a Washington; anzi, si scopre che la diplomazia americana ha un giudizio assai più negativo sul governo della sinistra che «non aveva potuto o voluto» adottare politiche in appoggio alla Nato: un capitolo che Wikileaks non ha ancora esplorato.
Tuttavia, nemmeno con il lanternino di Diogene si poteva trovare traccia di tutto ciò sui giornali di ieri. Ne ha parlato soltanto il Giornale, in apertura di pagina 2 (titolo: «L’altra verità dell’America: Berlusconi avrà difetti ma è alleato fondamentale»). E quell’articolo non è neppure stato citato nella rassegna stampa della Camera. Nella sezione dedicata a Wikileaks e crisi politica, i solerti compilatori di Montecitorio hanno inserito due soli ritagli del nostro quotidiano su 71, contro - per esempio - 15 di Repubblica, 13 del Corriere, 9 della Stampa e 6 del Messaggero. Nessuno dei quali, manco a dirlo, offriva informazioni complete in materia.