Quei dirigenti Coop passati nelle stanze ds

Il presidente Legacoop Poletti è stato consigliere provinciale e assessore Pci Stefanini, il successore di Consorte, ha guidato la Quercia bolognese

Stefano Filippi

da Reggio Emilia

Il partito, gli enti locali, le coop rosse. Il triangolo proibito, «una sorta di mafia» dice il ministro Carlo Giovanardi, «una piccola Unione Sovietica nel cuore dello Stato» aggiunge il senatore Amedeo Ciccanti. L’ingarbugliata ragnatela dei rapporti tra i Ds e la Lega delle cooperative è stata raccolta dal ministro in un lungo elenco di nomi. Vertici delle coop che ricoprono (o ricoprivano) incarichi di partito, funzionari di partito dipendenti delle coop. «Nulla di penalmente rilevante», precisa Giovanardi: è un ritornello frequente in queste settimane. «La questione non è giudiziaria ma politica. Da quando è scoppiato il caso Unipol i Ds si sgolano a ripetere che non c’è rapporto organico tra il partito e il mondo della cooperazione, che il collateralismo è finito, che al Botteghino politica e affari corrono su binari paralleli. Storie. Leggete questi nomi: chi avrà il coraggio di negare la contiguità? Il rapporto tra Ds e coop è consustanziale. Lo è sempre stato e continua a esserlo».
Giovanardi sta girando l’Emilia per parlare di questi temi. Quindici giorni fa a Modena, ieri a Reggio Emilia, patria di Romano Prodi e di Ivano Sacchetti, braccio destro di Giovanni Consorte nell’Unipol. La tavola rotonda s’intitola Affare e malaffare nelle regioni rosse. L’Udc non attacca la cooperazione in sé: è una realtà economicamente importante di cui fanno parte anche le coop «bianche». L’indice è invece puntato contro «la lobby di potere radicata e ramificata dentro la politica». Ds, coop ed enti locali giocano di sponda: uno dà gli ordini, il braccio economico esegue, le istituzioni spalleggiano. La politica permea l’amministrazione e l’attività economica: «Dagli uffici pubblici “amici” filtrano informazioni alle coop - accusa l’Udc - e questo indotto convoglia il consenso verso il partito. E capita che a governare la Quercia, la pubblica amministrazione e le coop siano le stesse persone».
Ecco che Giuliano Poletti, presidente nazionale della Legacoop, è stato consigliere provinciale e assessore Pci; Pierluigi Stefanini, erede di Consorte al timone dell’Unipol, ha guidato la federazione Ds di Bologna; Giampiero Calzolari, presidente della Legacoop felsinea, è stato sindaco Ds a Monzuno; Egidio Checcoli, presidente della Legacoop Emilia Romagna, fu sindaco di Argenta (Ferrara). A Reggio Emilia, hanno spiegato ieri il consigliere provinciale Tarcisio Zobbi e il consigliere comunale Mario Poli, succede che Oddo Torelli si sia occupato di lavori pubblici prima come assessore all’Urbanistica e adesso come presidente di una potente coop edilizia, la Orion (che tra l’altro ha costruito l’Oval e la pista di bob per le Olimpiadi invernali di Torino e lavora alla terza corsia del raccordo anulare romano). E Antonella Spaggiari, dipendente Legacoop, sindaco Ds del capoluogo per 13 anni, adesso è presidente della Fondazione bancaria Manodori nata dalla Cassa di risparmio di Reggio e azionista di Capitalia.
Giganti produttivi e ora anche finanziari. «Lo scopo mutualistico è ben presente nella gran parte delle 75mila coop italiane - dice Ciccanti - e non possiamo tollerare che queste siano umiliate e mortificate dalle coop aderenti alla Lega che hanno deformato la finalità sociale. È quanto accaduto con l’Unipol». La chiave per capire l’operazione Bnl, ha spiegato il senatore Udc, sta nel vantaggio fiscale concesso ai soci che prestano soldi alle coop: questo denaro viene remunerato con interessi che nessuna banca è in grado di offrire (attorno al 2 per cento netto) sui quali il socio paga un’imposta del 12,5 per cento anziché del 27 che grava sui depositi bancari.
«Il monte di questi prestiti sociali è oggi pari a 13 miliardi di euro, una cifra stratosferica, 12 dei quali (riguardanti soprattutto cooperative di consumo) sono utilizzati per operazioni finanziarie tipiche di banche, che non c’entrano nulla con gli scopi sociali delle coop e sfuggono ai controlli della Banca d’Italia e della Consob. Così - ha specificato Ciccanti - è nata la provvista per la scalata di Unipol a Bnl. Un vantaggio fiscale concesso dalla legge per agevolare l’aggregazione di interessi economici deboli nei confronti dei grandi operatori del mercato, viene sfruttato per perseguire scopi estranei alla mutualità. Compreso l’arricchimento personale».