Quei dodici monumenti all’illegalità

Sul tema della legalità e della sicurezza la sinistra cosiddetta riformista da tempo dice di aver infranto i tabù conservati nell’armadio ideologico. Sindaci sceriffi, tolleranza zero, legge e ordine sono entrati nell’armamentario propagandistico e Giuliano Amato continua a prospettare un «pacchetto sicurezza» che dovrebbe rendere meno dura e pericolosa la vita nelle città. È credibile il ravvedimento, su temi così delicati, della sinistra riformista? Un modo per sciogliere questo quesito ci sarebbe, c’è, è quello di applicare le norme già esistenti senza aspettare le misure miracolistiche delle «gride» che verranno. Prendiamo Milano.
In questa nostra città, come ha documentato il Giornale, ci sono ancora dodici centri sociali, con in testa il Leoncavallo, che sono palesemente fuorilegge. Su parecchi di loro si è inutilmente esercitata l’azione della magistratura, che ne ha indicato malefatte e illeciti, eppure questi centri proseguono la loro attività occupando abusivamente proprietà pubbliche e private. Sono diventati veri e propri monumenti all’illegalità, al disprezzo della legge e suona falso e ridicolo proporre di introdurre il nuovo reato di porto abusivo di bombolette spray quando si tollerano questi che sono spesso notori centri operativi di «graffitari». Nei confronti di queste singolari istituzioni fuorilegge si opera con una circospezione che è molto vicina al lassismo. Le ordinanze di sgombero slittano e si rincorrono, molti dei giovani che nei centri vivono sono convinti che nessuno li farà mai sloggiare. Il ministro dell’Interno ha l’occasione di dimostrare che il tempo della sbracatura è finito. Per porre fine a questa illegalità, che ne fomenta altre, non c’è bisogno di modificare codici e procedure. Basterebbe la volontà di essere seri nel voler restituire le città ai cittadini rispettosi della legge.