Quei dogmi antireligiosi del laico Flores d’Arcais

Probabilmente la nostra incapacità di dialogare è arrivata al punto che anche un libretto come questo, inutile in un mondo normale, acquista una sua importanza - anche se è un po’ difficile capire dove essa stia.
Mi riferisco a Dio? (Marsilio, pagg. 95, euro 9) che raccoglie due conferenze (più le appendici) tenute presso la Scuola Normale di Pisa dal cardinale Angelo Scola e da Paolo Flores d’Arcais. Il sottotitolo, Ateismo della ragione e ragioni della fede, illustra l’argomento meglio di quanto faccia il pessimo titolo (come si fa a non vedere che il punto di domanda, in questo caso, depotenzia completamente il contenuto della parola, riducendola a una minestrina di luoghi comuni post-conciliari?). La delusione principale non sta nelle colpe dei due conferenzieri, ma nell’idea stessa di farne un libro. Dico questo perché prima che la verità di un dialogo - sempre che ci sia - penetri in un libro, fino a farne un vero libro, ce ne vuole.
Le due conferenze costituiscono l’inizio di un dialogo ancora troppo timido, che il libro snatura immediatamente. Mi riferisco soprattutto al discorso di Flores, sul quale mi sono soffermato maggiormente perché mi è meno familiare. Consapevole del falso pudore che molti laici, o laicisti, manifestano quando si trovano a discorrere con credenti (soprattutto cattolici) in merito ad argomenti come questi, Flores decide di dire pane al pane, e fa benissimo. Per un cattolico (ma cresciuto in una famiglia laica) come il sottoscritto, non c’è niente di meglio. La fede si fonda su alcuni dogmi, i quali hanno a loro volta un fondamento nella ragione, anche se non è la ragione come la intendono. L’incontro con un pensiero antidogmatico, o meglio non-dogmatico, fa sempre bene, poiché obbliga quantomeno il credente a scendere al fondo dei propri dogmi.
Qui però arriva la seconda delusione. Il discorso di Flores presenta tante di quelle proposizioni a suo avviso indiscutibili da far rimpiangere i dotti contro cui si scagliava Galileo. Indiscutibile la teoria di Hume sulla teologia naturale. Indiscutibile il «rasoio di Occam». Indiscutibile l’origine biologica dell’uomo (san Jacques Monod insegna), del pensiero e dell’etica (dottrina già presentata da Platone per bocca del sofista Callicle). Non sarebbe meglio, piuttosto, senza l’obbligo di fare subito un libro, mettersi pazientemente a discutere di tutte queste cose, prendendosi con violenza il tempo che il nostro mondo non ci vuole più concedere?
Con rispetto: se non si entra finalmente nel merito, che dialogo è?