Quei «dolci amplessi» dell’abate Parini

«Dolci amplessi», «soavissimo rossore», «ostia d’amore». Saffo? Catullo? D’Annunzio? No, Giuseppe Parini. Sì, proprio lui, l’abate letterato (1729-99). Lo afferma l’italianista Vincenzo Guarracino, che attribuisce all’autore del Giorno e delle Odi due poesie inedite trovate alla Biblioteca Comunale di Como: Sonetti per matrimonio fatti a Milano, sui quali si legge, scritto a mano, che sono opera «dell’Abbate Parini». Per Guarracino «un conto è la scrittura, un altro è la vita. Non va valutato col nostro metro moralistico tutto ciò che Parini diceva e faceva». Insomma: «Va per negletta via/ Ognor l’util cercando/ La calda fantasïa,/ Che sol felice è quando/ L’utile unir può al vanto/ Di lusinghevol canto». Firmato: Giuseppe Parini.