Quei due decenni che lo resero un grande artista

Prima di diventare una «maschera» codificata della Commedia dell’Arte, Arlecchino è stato tante cose: un servo perennemente affamato, uno sciocco, un furbo impenitente. E così pure il suo vestito, a volte bianco a volte a losanghe multicolori. Un personaggio, insomma, che ha saputo mutare il suo stesso carattere a seconda delle necessità. Stesso iter per il genio creativo di Pablo Picasso nell’epoca che va dal 1917 al 1937. E proprio a questo ventennio è dedicata la mostra Picasso 1917-1937. L’Arlecchino dell’Arte curata da Yve-Alain Bois e ospitata dal Complesso del Vittoriano dal prossimo 11 ottobre.
Il 1917 rappresenta l’anno di svolta nella carriera di Picasso. A due lustri esatti dal celeberrimo Les démoiselles d’Avignon, l’artista supera il rigore dell’avanguardia e si adatta a recuperare stili e canoni affatto diversi tra loro. Mentre il 1937 (anno di Guernica) vede il pittore rivolgere la sua attenzione a contenuti più ideologici, stretto com’è dalle urgenze della Storia. Il 1917, insomma, segna nell’arte di Picasso un’inversione di tendenza: l’artista spagnolo inizia a inventare moduli espressivi sempre nuovi senza mai eliminare quelli precedenti, come dimostrano proprio i suoi Arlecchini dell’epoca: neoclassici, cubisti, surrealisti.
Centottanta le opere in mostra al Vittoriano tra olii, opere su carta e sculture. Tra esse spiccano ovviamente quattro «variazioni sul tema» di Arlecchino: il classico Arlecchino (Ritratto di Lèonice Massine) del 1917 che arriva dal Museu Picasso di Barcellona; il cubista Arlecchino suonatore del 1924, dalla National Gallery of Art di Washington; l’Arlecchino astratto del 1927, dal Metropolitan Museum of Art di New York, e la surrealista Testa di Arlecchino del 1927, da collezione privata. In occasione di questa mostra rientra in Italia per la prima volta dal ’17 L’Italienne, composizione cubista che raffigura una fanciulla italiana con il profilo del cupolone di San Pietro sullo sfondo, opera che Picasso dipinse durante il suo soggiorno romano e che oggi è conservata presso la Collezione Buhrle di Zurigo.
Il Picasso che emerge da questa mostra è un artista straordinariamente onnicomprensivo: astratto, come dimostra un capolavoro come Due donne davanti alla finestra, del 1927; neoclassico e legato alla tradizione, come nella serie di cento incisioni nota come Suite Vollard; dedito al ritratto, ma allo stesso tempo cubista, surrealista, neoclassico. Insomma, quasi un pioniere della postmodernità.