Quei due mutui nel pacchetto che salvò le casse Ds

I prestiti concessi da Unipol Banca e dalla Popolare di Lodi erano stati accesi dalla società immobiliare della Quercia, sull’orlo del crac, e furono poi girati alla Tosinvest nel 2003

Pierangelo Maurizio

Comincia a chiarirsi il primo rebus nella vendita del patrimonio immobiliare dell’ex Pci nel 2003, per sottrarre alla bancarotta i Ds con l’aiuto salvifico della Banca Unipol e della Popolare di Lodi amministrata da Giampiero Fiorani. I due mutui da 13 milioni di euro ciascuno (26 milioni in tutto) concessi sul palazzone di Botteghe Oscure dalla banca dell’Unipol e dalla Bpl erano compresi nell’offerta di chi vendeva, la Beta Immobiliare srl, società in liquidazione dal maggio 2003 e titolare degli edifici per conto del partito. Un’offerta «tutto compreso»: compri un palazzo e prendi due mutui, per un pacchetto di stabili messo sul mercato dal ’99 e per il quale gli operatori del settore non avevano sgomitato pur di aggiudicarselo.
Alla fine, il 23 dicembre 2003, l’ha comprato la Tosinvest della famiglia Angelucci, proprietaria di cliniche private e centri di riabilitazione (azionisti dell’Unità dal ’98 al 2000). «Quando siamo arrivati noi l’operazione era già strutturata - spiega il dottor Carlo Trivelli, amministratore unico della Tosimmobiliare trading srl, la società del gruppo Tosinvest che ha effettuato l’acquisto - dalla Beta Immobiliare per offrire gli immobili sul mercato... ». «Sia chiaro - puntualizza subito - non siamo certo stati costretti ad accettare quei mutui, era una soluzione che andava bene anche a noi».
La Tosimmobiliare ha acquistato il palazzo di Botteghe Oscure più altri 36 immobili sparsi in Italia - 51mila metri quadrati in tutto - sborsando 81 milioni di euro. Un affare per gli Angelucci, o un affare per il partito? «Per fare un affare bisogna essere in due», risponde Carlo Trivelli, che ci tiene a precisare: «Non siamo solo un gruppo sanitario. Abbiamo una divisione che da anni si occupa dell’attività immobiliare, il 90 per cento delle nostre strutture sanitarie è di nostra proprietà. L’acquisizione del patrimonio ex Pci non era al di fuori dei settori di cui ci occupiamo che spaziano dall’editoria, alla finanza, alla sanità, agli immobili».
Insomma nessun rapporto privilegiato con il partito. E Trivelli aggiunge: «Abbiamo valutato solo se l’operazione stava in piedi da un punto di vista industriale. Abbiamo affidato lo studio a una società terza, specializzata in questo tipo di valutazioni. Che Beta Immobiliare avesse come riferimento un movimento politico era ininfluente. Anzi, a me sembra che se un partito per pagare i debiti vende il proprio patrimonio è un fatto positivo».
E infatti gli interrogativi sono altri. Innanzitutto gli 81 milioni di euro ricavati dalla vendita sono ben lontani dall’ammontare dei debiti ereditati dai Ds (secondo alcuni 235 milioni di euro, secondo altri addirittura oltre i 500). E poi perché in soccorso a Beta immobiliare e alla Quercia sono accorse proprio la banca del gruppo Unipol guidato da Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti e la banca di Fiorani? Il punto è questo: a partire dal ’99 il partito mette in vendita un patrimonio che però incontra una certa difficoltà a trovare acquirenti perché - a parte alcuni tre o quattro «pezzi» di pregio a Roma - il resto è una miscellanea di magazzini, circoli sparsi, ritrovi, vecchi appartamenti con poco appeal nonostante la febbre del mattone imperversi. Il palazzo di Botteghe Oscure viene ceduto a un valore dichiarato di 35 milioni di euro (altri 46 milioni gli Angelucci li pagano per gli immobili rimanenti). Con ben 26 milioni di mutui incorporati «griffati» Unipol e Banca popolare di Lodi. Dunque l’intervento di Consorte-Sacchetti e di Fiorani è stato decisivo per sbloccare uno stato di impasse pericoloso per una società in liquidazione dal maggio 2003 e le finanze del partito sull’orlo del crac.
Poi bisognerebbe vedere, se come dicono alcuni operatori del settore, gli 81 milioni pagati alla Beta Immobiliare, a dicembre 2003 fossero un prezzo congruo oppure fosse decisamente alto.
Di certo è difficile credere che l’operazione non sia stata seguita direttamente dai vertici dei due istituti di credito. E non solo per la ovvia valenza politica dell’affare. I due contratti di mutuo gravanti su Botteghe Oscure sono stati stipulati presso il notaio Mariconda il 23 dicembre 2003, lo stesso giorno dell’atto di compravendita degli immobili. A rappresentare, per esempio, la Unipol Banca Spa è il vicetitolare della filiale romana nominato pochi mesi prima «procuratore speciale» direttamente da Ivano Sacchetti, presidente della banca. Più stringato il contratto di mutuo della Bpl. Ma il significato è lo stesso: senza l’intervento in tandem da Bologna e Lodi l’operazione salva-debiti dei Ds difficilmente sarebbe andata in porto.
pierangelo.maurizio@alice.it