Quei fondi della Regione che servono a finanziare la casa dell’assessore

Dalla giunta Pd umbra 83mila euro per i lavori. La titolare all'Agricoltura: "Lì vive mia sorella"

Nona su 394 partecipanti: non male come posizione in graduatoria, soprattutto quando ballano finanziamenti pubblici e c’è sempre il pericolo di restare fuori per un mezzo punto. Nessun intoppo per la signora Gioia Cecchini che potrà pagarsi il 50% della ristrutturazione della casa in cui vive grazie ai soldi stanziati dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Umbria. Dove, coincidenza, siede come assessore sua sorella, Fernanda (nel tondo).

Trattasi di 83mila euro che rientrano nel «Programma di sviluppo rurale» lanciato dall’amministrazione regionale Pd per dare un po’ di ossigeno al settore agricolo umbro. E che cosa c’entri lo sviluppo rurale con la ristrutturazione di un’abitazione sfugge, visto che lo stesso assessore Cecchini (Pd anche lei) qualche tempo fa aveva parlato, a proposito del Psr umbro, di «interventi mirati al consolidamento e sviluppo delle aziende». Imprese, non alloggi privati. Boh. I 5 milioni di euro Ue dovrebbero servire allo «sviluppo e il rinnovamento dei villaggi», ma evidentemente vanno bene anche per tirar su e ritinteggiare quattro mura domestiche.

Nessun imbarazzo e nessun motivo per rinunciare al nono posto e ai quattrini, almeno a sentire le dirette interessate. Gioia Cecchini, contattata dal Giornale, ha fretta, giura che sarà lei a richiamare di ritorno dal lavoro. Vana attesa. Sua sorella Fernanda, invece, precisa che «i bandi sono emanati sulla base di “criteri di selezione” che non vengono approvati dalle strutture regionali, ma dal Comitato di sorveglianza del programma regionale» e che «il bando è partito molto prima che arrivassi io come assessore». Ma su quella casa, che fa parte del patrimonio di famiglia, l’assessore detiene o no qualche quota? «Forse dal punto di vista formale, non saprei - spiega l’interessata - dovrei consultare il geometra... gli avvocati... ma della successione chi se ne occupa?».

Volendo ci sarebbe la possibilità di passare la mano, così per evitare che i soliti maligni pensino a un aiutino a Gioia attraverso Fernanda. «Per conseguire la concessione del finanziamento, il richiedente deve soddisfare alcuni adempimenti previsti dal bando - continua l’assessore - e mia sorella non ha provveduto a tali adempimenti né ha presentato la documentazione prevista dal bando per accedere alla graduatoria definitiva e quindi al finanziamento. Di conseguenza, quei soldi sono virtuali». Insomma, li prende o non li prende quei denari? «Perché dobbiamo fare il processo alle intenzioni? Lei ne ha diritto, dopo non so, si tratta di una graduatoria provvisoria. Se uno vuol fare qualche imbroglio non va a partecipare a un bando pubblico. Mi sembra che si stia infierendo contro di me, occhio che partono le querele».

Poi sbotta: «Se uno avesse voluto fare il furbo utilizzava il nome di mamma e non quello di mia sorella uguale al mio». E senza che nessuno le contesti alcunché... «io dormo tranquilla, non ho preso un euro, in quella casa non ci vivo».
Nella stessa graduatoria, tra i primi dieci progetti classificati, ben quattro sono targati Città di Castello, dove l’assessore Cecchini - ancora lei - ha ricoperto il ruolo di sindaco. Coincidenze. Tra questi progetti ce n’è uno - pari a 200mila euro - presentato da un parente dell’attuale vicesindaco di Città di Castello. Indovinate di che partito è?

ha collaborato Simone Di Meo