Quei frutti proibiti a Pechino così la Cina fa guerra all’Italia

da Napoli

Se non è proprio una muraglia, contro l’Italia la Cina ha eretto un muro, al momento invalicabile, per impedire al made in Italy di fare proseliti nel Paese dove vivono un miliardo e mezzo di persone. Mozzarella di bufala campana dop, formaggi e frutta, sono, per ora, le «sole» vittime delle misure protezionistiche adottate dal gigante asiatico nei nostri confronti ma si temono altri provvedimenti. Dunque, anche i kiwi e le mele nostrane sono off limits, per un presunto pericolo di diffusione di parassiti. E, fino a qualche giorno fa, anche il prosciutto era tabù a Pechino. Oggi invece sono ammessi i prosciutti italiani, ma solo quelli provenienti da alcuni stabilimenti specifici. Ma al blocco per motivazioni sanitarie, come addotto dai cinesi, non crede il presidente della Coldiretti, Sergio Marini. «Le ragioni di questi blocchi sono politiche ma anche commerciali. L’Italia a volte mette sotto accusa la Cina, per la sicurezza dei suoi prodotti alimentari. E i continui sequestri di merce proveniente da quel paese, potrebbero avere provocato ritorsioni nei nostri confronti».
La Coldiretti sforna alcune cifre. Ad esempio, nel 2007 è morto per intossicazione da cibo il 27 per cento in più di cinesi rispetto al 2006. «Tutti possono parlare di sicurezza alimentare, tranne i cinesi. Pretestuoso, quindi, prendersela con l’Italia - dice Marini -. È paradossale che dopo essere stati promossi dall’Unione europea, arrivino i cinesi a dirci che i nostri prodotti sono malati».
Intanto, proprio la Cina, ci ha «inviato» negli ultimi anni almeno due insetti dannosi, come il Cinipide del castagno, che ha distrutto i boschi e l’Anoplophora chinensis, che colpisce una vasta gamma di piante ornamentali. Pretestuosa appare, quindi, la decisione dell’amministrazione di Pechino di bloccare i nostri formaggi, tenerli in «quarantena» tre settimane, a causa di un virus che nell’area mediterranea non esiste. Marini non usa mezzi termini. «Lo Stato deve fare di più, perché finora è stato carente nei controlli. Nove prodotti su 10 che vengono bloccati alle frontiere dell’Unione europea, perché contraffatti, e parlo di abbigliamento, giocattoli ma anche prodotti alimentari, provengono dalla Cina».
Ma c’è una beffa che sta per consumarsi. «La delegazione italiana che andrà a Pechino, per partecipare alle Olimpiadi, non potrà portare con sé prodotti nostrani»: sarà costretta a servirsi del made in China. «Lo Stato dovrebbe agire ovunque, non solo alle frontiere. Chiediamo maggiori controlli nelle città, a cominciare dalla bancarelle, fino ai supermercati. Controllare persone e cose. Qui non si tratta solo di concorrenza sleale ma anche di stroncare eventuali presenze di organizzazioni criminali».
Intanto è pesante il deficit commerciale negli scambi tra Italia e Cina nell’ambito del comparto agroalimentare, con la forbice tra il valore delle importazioni e quello delle esportazioni che si è ulteriormente allargata. «Nel 2007 sono quasi triplicate le importazioni di pomodoro concentrato dalla Cina - spiegano alla Coldiretti - per un quantitativo che di 160 milioni di chili che equivale a circa un quarto dell’intera produzione di pomodoro coltivata in Italia». Mentre Pechino blocca i prodotti agroalimentari italiani, diffonde i suoi in Italia: tanto che il valore delle esportazioni cinesi nel Bel paese supera di quasi sette volte quelle italiane in Cina.
carminespadafora@libero.it