Quei fuoricorso cronici che già studiano da leader della sinistra di domani

Roma Sono i travet della protesta. Scalano i tetti, affollano le manifestazioni, srotolano striscioni, straparlano in tv. Come le castagne e il tartufo bianco - ma molto meno appetitosi di questi - hanno la loro stagione nell’autunno, quando gli atenei scendono in piazza. Sono i leader della protesta studentesca romana, che oggi si scagliano contro la riforma Gelmini come prima bersagliavano il pacioso Fioroni e tutti i loro predecessori in viale Trastevere. Rappresentanti di una categoria, gli studenti, alla quale appartengono per modo di dire: mentre i loro colleghi si affaccendano con più o meno lena tra libri, lezioni ed esoneri, loro fanno i leader a tempo quasi pieno. E qualcuno è celebrato anche da un fan club su Facebook, come Stefano Vitale, dell’esecutivo nazionale della Rete della Conoscenza: la pagina però non sembra suscitare entusiasmo: nessuna foto, nessuna discussione e in bacheca solo 15 post piuttosto insignificanti, l’ultimo dei quali datato 27 febbraio 2010. Alla faccia del capopopolo.
Ma le star del movimento, quelli che da anni surfano sull’Onda della protesta, sono altri. Il più famoso è Stefano Raparelli, personaggio del quale già ci occupammo un paio di anni fa definendolo il «professionista delle occupazioni». Trentunenne, nato a Marino, in provincia di Roma, laureato un paio di anni fa in Filosofia politica alla Sapienza, oggi dottorando a Firenze, è uno che preferisce decisamente i megafoni e i microfoni alle dispense. Sulle sue esperienze di leader del movimento studentesco ha scritto anche un libro, edito un anno fa da Ponte alle Grazie: si chiama «La lunghezza dell’onda» e vanta una prefazione niente meno che di Toni Negri. Altro contestatore di lungo corso è Giorgio Sestili, romano, studente di Fisica alla Sapienza. Faccia mucciniana del barricadero-chic, appena sporcata da una barbetta incolta e da un orecchino, figlio di due professori di liceo, è uno degli uomini-immagine dell’Onda. Quanto al suo curriculum universitario non è in odore di Nobel: a 26 anni Giorgio (che al telefono si sottrae a ogni considerazione personalistica) si è tolto dai piedi la laurea triennale in Fisica dell’atmosfera e sta affrontando la specializzazione in Meccanica statistica. Con qualche stento, se è vero che sul sito della facoltà compare solo nell’esame di Materia condensata 2009-10, dove strappa un 18, media di due esoneri l’uno più che sufficiente (22) e il secondo assai deficitario (15). C’è poi Claudio Riccio, origini baresi, quasi 26 anni, esponente della Rete della Conoscenza, «nuovo soggetto promosso da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento universitario», come si legge in rete: di lui si ricordano, più che i successi universitari, un intervento in una puntata del 2009 di «Annozero» nel quale se la prese con tutti i presenti (tra i quali Della Valle e Casini) in puro politichese, al punto che Vittorio Zucconi, uno che scrive per Repubblica, sbottò interrompendolo: «Ma fai una proposta, cazzo!». E poi c’è Tito Russo, responsabile nazionale della «Rete della Conoscenza». Quando lo chiamiamo, si raccomanda: «Con voi del Giornale ci parlo, purché non scriviate ancora una volta che sono “un coordinatore attempato” degli studenti». La frivola rimostranza ha origine da un pezzo scritto dalla nostra redazione di Genova, dove Russo fu pescato in trasferta a sobillare studenti. Perché, quanti anni hai? «Ventidue». Praticamente l’unico teoricamente in corso di tutto il movimento studentesco. E che facoltà fai?, incalziamo incoraggiati. «Di cose personali con voi non parlo», ci gela. E pensare che avevamo appena promesso di non dargli dell’«attempato». Vai a fare del bene ai leader...