QUEI GENOVESI AL CINEMA ALLA RICERCA DEL CATTIVO

Pomeriggio di giorno feriale. Cinema Odeon di corso Buenos Aires a Genova. Spettacolo delle 15,30, biglietto a tre euro e cinquanta. Sala strapiena, soprattutto di pensionati. Una cosa che da anni non vedevo al cinema.
Sono tutti lì per Il caimano.
E ci può stare perchè, finchè è un film di Nanni Moretti e non di Sabina Guzzanti o di Marco Travaglio, è davvero un bel film.
E ci può stare perchè è un film che ha tantissimo di ligure: ad esempio, Federica Pontremoli, giovane regista genovese, nipote dell’ex rettore dell’Università, che è una delle sceneggiatrici del Caimano. Ad esempio, Giuliano Montaldo, vecchio regista genovese nei panni di un vecchio regista genovese che tradisce il produttore Silvio Orlando, realizzando un film sul ritorno di Cristoforo Colombo anzichè rischiare insieme a lui con Il caimano. Ad esempio, lo stesso Cristoforo Colombo, che attraversa il film, come una presenza surreale. Ad esempio, Tatti Sanguinetti, critico savonese nei panni di un critico savonese. Anzi, di un critico Savonese - Peppe Savonese - con la maiuscola.
Eppure, non erano lì nemmeno perchè il Caimano ha così tanto di ligure. O perchè è un film che - quando racconta il rapporto fra Silvio Orlando e i suoi figli o la cialtroneria dell’attore impersonato da Michele Placido o la crisi coniugale e di incomunicabilità fra Orlando e Margherita Buy o l’ingenuità adolescenziale a volte saccente del personaggio di Jasmine Trinca - è davvero un bel film.
Nella stragrande maggioranza dei casi, quelli che affollavano l’Odeon erano lì perchè odiano Berlusconi. Erano lì perchè volevano indignarsi di fronte alle immagini della lite all’Europarlamento con Schulz. Erano lì perchè volevano sogghignare di fronte alla riproposizione delle solite storie sull’origine delle ricchezze e sulle verifiche delle Fiamme Gialle. Erano lì perchè magari leggono Il Secolo e Il lavoro-La Repubblica che anche l’altro giorno hanno nuovamente intervistato il ragazzo che ha urlato a Berlusconi in piazza De Ferrari la frase su Vittorio Mangano e si è preso del «coglione» personalizzato dal premier, ma è diventato una star, tanto da rilasciare continue dichiarazioni, purchè non si metta il suo cognome, ma solo il suo «coglione». Erano lì perchè vogliono vedere il santino del Berlusconi cattivo.
Erano lì e, probabilmente, non hanno capito che il loro Berlusconi non è quello di Moretti. Quello interpretato da Moretti che dice parole fortissime sull’uso politico della giustizia e in difesa del quale scendono in piazza gli italiani. Malgrado Moretti.
Erano lì e, probabilmente, non hanno capito. Così come non avevano capito il Botero interpretato da Moretti nel Portaborse di Daniele Luchetti.
Erano lì e cercavano un cattivo. L’hanno trovato. Ma, se solo aprissero gli occhi, se solo andassero oltre le semplificazioni, vedrebbero una storia diversa. Vedrebbero altri cattivi.