Quei Gian Burrasca ieri e oggi: in aula a filo della campanella

Se ricordate Il giornalino di Gian Burrasca interpretato da Rita Pavone, non potrete certo dimenticare la figura della direttrice del collegio Pierpaoli, la signora Geltrude, nei cui panni si calò un’ottima Bice Valori (per «ridursi» alle dimensioni del personaggio - in pratica una nana - fu costretta a camminare sulle ginocchia). Vamba la presenta così: «È bassa bassa e grassa grassa, con un naso rosso rosso, corre per tutto, e su tutti trova a ridire». Avanzava sempre minacciosa, con la bacchetta in mano, gridando agli studenti: «Mascalzoni, delinquenti, pendagli da forca, vi mando tutti a casa!». Il marito, direttore Stanislao (interpretato da un allampanato Sergio Tofano, e descritto come «uomo secco secco e lungo lungo») era rimproverato di continuo, e faceva la figura del citrullo: «Tu sei un perfetto ’mbecille!» gli gridava la moglie con marcato accento fiorentino.
La vice-preside dell’istituto magistrale dove mi diplomai, ricalcava perfettamente la figura della direttrice. Percorreva i corridoi della scuola sempre alla ricerca di qualcosa che non funzionasse. Non aveva la bacchetta in mano, puniva col solo sguardo, e in rari casi con le parole. Di tutte le mancanze degli alunni, ciò che la indispettiva di più erano i ritardi. Si fermava sulla soglia della scuola e accompagnava con gli occhi l’entrata dei ragazzi, qualche volta commentando l’abbigliamento (odiava a morte i capelloni). Concedeva una manciata di minuti di tolleranza, dopodiché ordinava al custode di chiudere il portone e di comportarsi come la formica con la cicala.
Una volta arrivai a scuola con cinque minuti di ritardo, tutto rosso in viso per la corsa. La vice-preside mi guardò con due occhi di fuoco, e io abbozzai una difesa: «In casa siamo otto, ci alziamo tutti alla stessa ora e abbiamo un solo bagno». Mi squadrò per alcuni interminabili secondi, poi esclamò: «Preferisco che lei venga sporco ma in orario!».
Non la pensano così gli studenti del liceo romano Mamiani, che vorrebbero una campanella molto più indulgente, disponibile, larga di maniche insomma. Studenti che hanno dichiarato guerra (con tanto di assalto alla scuola: qualcuno ha infatti scavalcato le mura del liceo per entrare in classe. E vedrete che in futuro useranno arieti, catapulte e torri mobili), dicevo: hanno dichiarato guerra al preside, che ha fissato alle 8,10 l’orario di entrata a scuola, e chi è dentro è dentro è dentro, e chi fuori fuori.
Qualcuno dovrebbe spiegare a questi figli di papà che cos’è il valore della puntualità, il rispetto delle regole, l’educazione, e che cosa si intende per obblighi collettivi. Vorrei farlo io, ma mi restano poche righe. Le utilizzo per dire che a quanti reputano la decisione del preside «un provvedimento che interferisce sulla sfera personale» indirizzo le parole della preside dell’istituto Pierpaoli: «Perfetti ’mbecilli!».
mardorta@libero.it