Quei kamikaze sono giovani fanatici educati all’odio verso l’Occidente

In qualsiasi guerra, quando si combatte ad armi impari, il contendente più debole soccombe sempre. I kamikaze, in varie parti del mondo, hanno dichiarato guerra all’Occidente che non è in grado di usare la stessa arma del suicidio, vuoi per mentalità vuoi per cultura.
È vero che la storia insegna che, anche in Occidente, ci sono stati molti martiri, che hanno sacrificato la propria vita per un alto ideale, o per salvare la vita di altri, ma quasi mai per provocare la morte d’esseri umani. Nell’Islam, invece, sembra facile sacrificarsi per un ideale ma soprattutto per distruggere il maggior numero di nemici.
Questi martiri islamici sono spesso giovani fanatici educati all’odio estremo verso gli infedeli. Essi sono sottoposti a un vero lavaggio del cervello che li illude di andare direttamente in paradiso, dove troveranno nove vergini in loro attesa. Forse, questi giovani martiri, sono sottoposti anche a un trattamento a base di droghe prima di entrare in azione.
In che modo l’Occidente può sperare di fermare le azioni terroristiche di questi folli macellai al tritolo?
Dopo i fatti di Londra, dello scorso 7 luglio, non si può più parlare di giovani esasperati che combattono per un popolo schiavo della povertà. E com’è possibile dialogare con chi commette crimini esecrabili contro l’umanità, per far valere le proprie ragioni? Tutti i pacifisti del mondo, oltre alle marce di protesta, che soluzioni suggeriscono per risolvere seriamente e concretamente la questione del terrorismo senza cadere nella facile utopia?