Quei lavoratori «in affitto»: l’armata Brancaleone del 118

Sospetti sulla trattativa privata per l’assunzione. Luzzi (An): «Strani casi di omonimia tra interinali e sindacalisti»

Alessia Marani

Occupata, ieri, per protesta la direzione regionale dell’Ares 118, l’Azienda che si occupa dell’emergenza sanitaria nel Lazio. Domani mattina alle 10 nuovo presidio degli operatori nella sede di via Portuense dove, ieri mattina, i lavoratori hanno invano cercato una trattativa coi vertici aziendali. Sott’accusa il mancato rispetto dell’accordo siglato il 21 settembre scorso e col quale, di fatto, l’azienda ha avuto mano libera per dare mandato a un’agenzia di lavoro interinale per l’ingaggio di 200 unità, tra infermieri e autisti, da mettere su strada sui nuovi mezzi ottenuti con i fondi precedentemente stanziati per l’anno 2005. Una concessione sulla cui trasparenza, in realtà, già all’inizio di dicembre alcuni dubbi li aveva avuti anche il consigliere regionale di Alleanza Nazionale, Tommaso Luzzi, il quale con un’interrogazione all’assessore alla Sanità, Augusto Battaglia, rimasta senza risposta, chiedeva «se è vera la notizia che tra i duecento interinali (di cui 91 autisti) siano presenti numerose persone che portano lo stesso cognome di noti dirigenti ed esponenti sindacali dell’Ares 118 e che, per la quasi totalità dei casi, non si tratti di semplici episodi di omonimia ma ne attestino gradi di parentela». Insomma, il sospetto è che per taluni l’urgenza di assumere al più presto nuove unità, seppure temporaneamente e tramite un’agenzia di collocamento privata (e, dunque, senza la partecipazione ad alcun bando pubblico), sia stata anche l’occasione di assicurare «un posto» a parenti e amici. «E qui viene il punto - spiegano alcuni operatori -. Con l’accordo di settembre si stabiliva pure che l’azienda avrebbe provveduto nel frattempo a bandire i concorsi interni per i passaggi dalle posizioni A a B, da B a BS e da BS a C, che, in pratica, corrispondono a un terzo, quarto e quinto livello. Cosa che non è avvenuta e di cui s’è persa traccia. Non solo. Nel caso degli autisti, gli interinali, sono stati già assunti con livello BS e, quando vi sarà il concorso, avranno addirittura punteggio maggiore rispetto a chi è da anni in servizio nel 118, avendo quasi garanzia di essere assunti definitivamente». Non basta. La Rdb, Rappresentanza di base che già a novembre parlava di «caporalato» nella Sanità a proposito dell’iniziativa di Marrazzo & Co. di utilizzare i «lavoratori in affitto» anche sulle ambulanze, incalza: «L’esperienza di questi infermieri, così come degli autisti soccorritori, è tutta in appena 4 giorni di corso di formazione. Quindi, i precari vengono sbattuti in prima linea, a rispondere a interventi in cui, sembrerebbe quasi inutile ricordarlo, a essere in gioco sono vite umane». I più maligni nel 118 ricordano come dal 6 dicembre, giorno d’avvio del contratto interinale con scadenza a 4 mesi, i nuovi equipaggi siano stati mandati soprattutto a presidiare le postazioni di «rappresentanza» della Capitale (Piazza di Spagna, Piazza della Cancelleria, Piazza San Giovanni XXIII e i Fori Imperiali), spesso impiegati in orari (nella notte del 31 dicembre accanto ai servizi sociali del Comune, a esempio) non previsti da contratto. Ma c’è di più: dalla sala operativa, i più «coscienziosi» dirotterebbero sui precari i soli «codici verdi», vale a dire gli interventi meno gravi. «Eppure - dicono dalla «vecchia guardia» - qualsiasi soccorso può rivelarsi un imprevisto per affrontare il quale bisogna avere la massima preparazione».