«Quei lavori non autorizzati»

Il progetto di ammodernamento del Policlinico è e rimane top secret. Già, ma chi pensa che a lavori di ristrutturazione ormai partiti dell’Umberto I non si parli più, almeno fino alla fine del risanamento delle gallerie ipogee, sbaglia. E pure di grosso.
Infatti il progetto per il risanamento del piano interrato dell’ospedale fa ancora discutere ed ecco che si è a un passo dall’aprire un nuovo «caso Policlinico». Questa volta gli interrogativi riguarderebbero non solo le direttive del piano di adeguamento, date con troppa leggerezza dalla direzione dell’azienda ospedaliera, ma soprattutto la superficialità con la quale un complesso storico e architettonico oltre che legato a vincoli archeologici e paesaggistici venga considerato alla stregua di un palazzone stile anni ’70. Non è un caso infatti che per dare il via ai lavori di rifacimento delle gallerie ipogee e prima ancora dei carotaggi nel sottosuolo, non sia stata data formale comunicazione e richiesta o una altrettanto formale autorizzazione alle Belle Arti. Il manager dell’Umberto I, Ubaldo Montaguti, ha taciuto alle autorità della soprintendenza dei Beni archeologici l’idea progettuale e «non ha trasmesso il progetto definitivo posto alla base della gara di appalto, né ha attivato alcuna procedura di indagine archeologica preventiva, né - prosegue in una nota del ministero dei Beni e Attività culturali, datata qualche giorno fa, il soprintendente Angelo Bottini - risulta pervenuta alcuna convocazione a Conferenze dei servizi sull’argomento». Curioso peraltro che non solo il general manager non abbia riferito alle autorità archeologiche e architettoniche del disegno progettuale, ma soprattutto l’esecutivo regionale. In realtà almeno lo stesso governatore Marrazzo, che la scorsa settimana ha presenziato alla posa della prima pietra per l’adeguamento dell’ipogeo, avrebbe dovuto ufficializzare l’evento con la soprintendenza addirittura in fase preliminare. Macché, anche dal fronte Regione tutto tace. È scontato quindi che, se queste sono le regole, la soprintendenza stessa non perda tempo a precisare che «per quanto riguarda nello specifico l’importanza archeologica del sottosuolo dell’Umberto I, questa è attestata dai numerosi rinvenimenti effettuati durante gli interventi di costruzione recenti e alcuni ancora visibili come il Mausoleo della medusa». Ed è prevedibile che, a seguito di queste chiare precisazioni, Bottini concluda la comunicazione specificando che «per questo motivo qualunque intervento riguardi il sottosuolo del Policlinico dovrà essere sottoposto al parere preventivo di questa soprintendenza».
Con queste disposizioni non è peregrino l’impegno del candidato sindaco Pdl Gianni Alemanno che sostiene la necessità di «ricostruirlo senza trasferirlo da dove è. Ma con una demolizione e ricostruzione per moduli. Le risorse sono state stanziate, adesso serve la volontà politica per utilizzarle, rispettando i termini previsti e non metterci 40 anni a fare i lavori».