Quei legami con boss e trafficanti d’armi

Così gli irriducibili mettevano a disposizione della cellula i rapporti di amicizia con la ’ndrangheta e i terroristi rossi europei. A disposizione anche bazooka e kalashnikov

da Milano

Mafiosi che si compravano le sentenze in Cassazione, boss della ’ndrangheta, irriducibili delle Brigate rosse in semilibertà, avvocati che corrompevano i giudici. Fino ai trafficanti d’armi e ai terroristi rossi in Belgio e Svizzera come Andrea Stauffacher. La ragnatela dei rapporti intessuti dai capi delle nuove Brigate rosse, secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, collega mondi lontani. Personaggio centrale è l’ex delinquente comune convertito al terrorismo Salvatore Scivoli, politicizzatosi alla fine degli anni ’70 in carcere. E diventato irriducibile. È il procacciatore delle armi per il gruppo. Ma mette anche a disposizione le sue relazioni pericolose. Per procurare mitragliette, bazooka e kalashnikov indica due suoi contatti: trafficanti d’armi croati oppure il «fratello di Mimmo Belfiore, esponente di spicco di una cosca di Gioiosa Ionica», conosciuto durante la detenzione a Voghera. Belfiore è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia avvenuto nel 1983. Le relazioni di Scivoli, oltre ai rapporti costruiti in carcere e rievocati nei colloqui come quello con l’ex bandito dell’isola Graziano Mesina, si estendono anche a esponenti dell’area eversiva sarda (da Paolo Sanna a Gianfrancesco Fenu e Luciano Lima), ad altri irriducibili come il sardo Giuliano De Roma ed ex di Prima Linea come Francesco D’Onofrio. Che, per il gip Guido Salvini, «dispone di armi di elevata potenzialità offensiva». Avrebbe infatti messo a disposizione dell’organizzazione, secondo quanto ricostruito dall’accusa, 10 kalashnikov.
Altro personaggio chiave che si affaccia nell’inchiesta per i frequenti contatti con gli indagati è Marcello Ghiringhelli, 64 anni, irriducibile delle Br rinchiuso nel carcere milanese di Bollate e fino al blitz in regime di semilibertà. Il brigatista sta scontando due ergastoli per l’omicidio nel 1982 di una guardia giurata durante una rapina in banca a Torino. Lo fece inginocchiare e l’uccise per poi buttare sul corpo alcune copie di una «risoluzione strategica». L’altra condanna venne inflitta per essere stato membro della colonna napoletana delle Br resasi responsabile fra il 1980 e il 1982 di dieci omicidi. Ghiringhelli si incontra alcune volte con Bruno Ghirardi, ex dei Comunisti organizzati per la liberazione del Proletariato e anche lui arrestato lunedì.
A parlare, invece, di avvocati e giudici corrotti sono infatti Claudio Latino, il capo cellula di Milano, e Ghirardi: «Ricordano alcune persone conosciute in carcere, in particolare alcuni mafiosi - scrivono i Pm nella richiesta cautelare - facendo riferimento al sistema di corruzione giudiziaria presso la Corte di cassazione che avrebbe consentito ad alcuni di questi di vedere annullate le sentenze che li riguardavano. In proposito, Latino ha accennato al fatto di aver anch’egli usufruito di questo sistema tramite di un avvocato».