Quei libri in Parlamento che inchiodano il Professore

E dall’autodichiarazione, che qualsiasi cittadino può consultare liberamente, la moglie Flavia è titolare di altre quattro comproprietà

da Roma

«Veleni senza rispetto e professionalità». Accuse terribili, ieri, da Palazzo Chigi per il Giornale. E così la risposta è stata: torniamo a contare le case di Prodi.
Le case di Prodi, infatti, come quelle di tutti i deputati e senatori sono autodichiarate in decine di grandi libri depositati a Montecitorio e Palazzo Madama. Negli uffici «prerogative e immunità» dei due palazzi ogni cittadino può consultare reddito, proprietà di beni immobili, e proprietà azionarie degli eletti e dei ministri non parlamentari. Si consegna un documento, si firma il registro dei visitatori, ci si siede, e per ore e ore si può rimanere lì, a perdersi nei patrimoni degli uomini pubblici. Si legge delle automobili, delle spese in campagna elettorale.
Le case di Prodi. Bisogna chiedere delle dichiarazioni del 2006, rilasciate a inizio legislatura da tutti gli onorevoli: il 2007 offre solo un rapido aggiornamento in caso di variazioni. Si sfogliano le pagine. Lettera P, Prodi Romano. Quante case ha? Nel 2006 sono a lui ascritte nove posizioni: tre fabbricati a Carpineti, quattro fabbricati a Bologna, uno a Reggio Emilia e un terreno a Carpineti, tutti in comproprietà. In questi libri pubblici ogni immobile viene indicato come «fabbricato», se il deputato non interviene a precisare di che tipo di locale si tratti.
Sotto il nome della moglie sono inserite quattro comproprietà (che il Giornale non ha calcolato). Nella dichiarazione aggiornata del 3 agosto del 2007, Prodi aggiunge la proprietà di Bruxelles (anno 1999, dunque precedente il 2006?). Secondo le dichiarazioni ufficiali alla Camera «per la pubblicità della situazione patrimoniale» Prodi ha dunque 10 posizioni (9 case e un terreno), la moglie 4.
La nota di Palazzo Chigi ieri indicava che le «4 case» sono «la casa di Bologna (costituita dall’appartamento e da separati servizi); quella di Bruxelles, 1/9 della casa natale a Reggio Emilia e sempre 1/9 della casa di campagna di Bebbio costituita da un terreno e tre fabbricati separati utilizzati dalle famiglie dei nove fratelli Prodi». Ma nella dichiarazione pubblica a Montecitorio, il premier non ha precisato se alcuni di questi fabbricati siano box, o cantine. Ci sono parlamentari che indicano frazioni, parlano di successioni, di «legittime», portano numeri di atti notarili.
Prodi non lo ha fatto. E dunque qualsiasi cittadino si sieda nell’ufficio della Camera legge che il premier è comproprietario di otto fabbricati e un terreno, oltre che proprietario di un altro fabbricato a Bruxelles. E legge che la moglie ha quattro comproprietà. Qualcuno potrebbe pensare addirittura che Prodi e moglie abbiano 13 case.
C’è poi un’altra domanda: perché Prodi ha inserito con un anno di ritardo 30mila azioni della moglie Flavia Franzoni? Solo il 3 agosto 2007, infatti, il premier ha dichiarato che la moglie possiede 11.264 azioni Data Logic spa (2001), 9900 azioni Credem Holding (1982), 1 azione presso Coop edilizia Montana e 10mila azioni di Aquitania (1997). Sono date precedenti al 2006, ma queste quote di capitale non erano state segnalate nella prima dichiarazione. In Parlamento erano state presentate due interrogazioni sulle azioni della signora Prodi, nel 2006 e nel 2007, entrambe da Carlo Giovanardi (ex Udc, ora Pdl): si chiedeva come mai nella dichiarazione depositata alla Camera il 27 luglio 2006 «firmata sul suo onore dal presidente del consiglio» risultava «che la moglie del premier non possedeva alcuna partecipazione». A una rispose il sottosegretario Paolo Naccarato, all’altra, il 28 settembre 2007, il sottosegretario alla presidenza Riccardo Franco Levi, spiegando che la partecipazione in Aquitania era stata resa «all’autorità garante della concorrenza e del mercato» e che alla Camera non era stata resa nota per «assenza di reddito». Giovanardi rispose a Levi: «Nel momento in cui il presidente del Consiglio si è preoccupato di segnalare all’autorità garante della concorrenza e del mercato tali partecipazioni, non si capisce perché non si sia preoccupato di informarne il parlamento».