Quei luoghi (anonimi) del delitto e della storia

Quell’incolore magazzino di libri all’angolo della Dealey Plaza a Dallas, Texas, oggi non ci sarebbe più. Magari l’avrebbero trasformato in un centro commerciale con ristorante panoramico. Invece è ancora lì. Non è cambiato dal 22 novembre 1963, quando a mezzogiorno e mezzo John Kennedy fu ucciso a fucilate. Nell’edificio oggi c’è un museo.
Quasi al centro dell’isola di Cuba, a Santa Clara, qualche spezzone di rotaie e alcuni vagoni sconquassati; sembra il margine di una stazione dismessa. Invece è un luogo di culto nella storia recente del Paese. Lì Ernesto Che Guevara assalì un convoglio di truppe di Batista e vinse una battaglia che traghettò Cuba da una dittatura all’altra. I turisti scendono dal pullman, si guardano intorno e dicono: «Tutto qui? Possibile?».
La storia si sbizzarisce, talvolta, a transitare da posti così. Luoghi che parevano fatti per l’anonimato. Non-luoghi. Invece, ecco che diventano meta di pellegrinaggi laici. Come se catalizzassero un’energia misteriosa. Perché quell’episodio è avvenuto proprio lì? Sarebbe potuto accadere altrove? Domande senza risposta. Ma bastano a stimolare curiosità, più o meno morbose.
Idroscalo di Ostia, una periferia romana devastata dalla bruttezza. Un pezzo di rete metallica a limitare un terreno spelacchiato. Lì, il 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini veniva massacrato e non sapremo mai come e perché. La gente ha cominciato ad andarci dopo il film Caro Diario di Nanni Moretti, ma già Claudio Caligari ci aveva girato una scena del suo Amore tossico.
Ecco come una vicenda trasforma un luogo qualunque in un luogo di culto. Bisognerebbe riflettere sul perché si tratti quasi sempre di fatti di sangue. Davvero la natura umana è così attratta dalla ferocia?
C’è una targa nei pressi del sottopasso dell’Alma a Parigi, dove persero la vita lady Diana, Dodi Al Fayed e l’autista Henri Paul. Ci passano milioni di persone, prima nessuno vi si sarebbe soffermato.
Vale anche per quel marciapiede davanti al residence Dakota di Manhattan. Milioni di destini che si sfiorano a malapena, ma se l’8 dicembre 1980 uno è quello di John Lennon, dio della cultura pop, e l’altro quello di uno squilibrato di nome Mark Chapman, ecco che anche un sito urbano qualunque mette i brividi.
«Qui nacque», «qui visse», «qui morì». Il mondo è pieno di iscrizioni ricordo. Salvo poi accorgersi che la realtà è stata adattata alle esigenze della fantasia. Prendiamo la leggenda di Dracula. Le tracce di Vlad Dracul «l’Impalatore» si perdono per tutta la Transilvania. I più si accontentano di visitare Sighisoara, con il suo borgo medievale. Perché laggiù il Principe nacque, molto prima che la sua vita fosse stravolta dalle fantasie di Bram Stoker. L’Ente del turismo ce la mette tutta per farti provare dei brividi. Hanno persino allestito una finta camera delle torture. Ma poi finisce che anche lì, prima o poi, ti metti a cercare una trattoria.
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