Quei maestri del cavillo che abbattono le frontiere

Una sentenza della Cassazione stabilisce che l’Italia non può espellere
extracomunitari che siano entrati da noi attraverso un Paese Schengen

Nella sentenza della Cassazione che legittima, in quanto proveniente dalla Spagna e quindi da un Paese dell'«area Schengen», l'accesso in Italia di un immigrato marocchino non in possesso del visto di ingresso emerge vittoriosa la figura del cavillo. Nel maneggiare il quale noi, devoti al diritto romano, siamo riconosciuti maestri. Naturalmente la legge è salva e le motivazioni della sentenza ineccepibili. Però, come talvolta accade, legge e giustizia possono non trovarsi d'accordo.

In primo grado, al marocchino trovato sprovvisto del visto di ingresso fu decretata - come prescriverebbe la legge - l'espulsione. E questo perché «anche ammettendo la sua provenienza dalla Spagna che è nazione aderente al Trattato di Schengen - accordo che mira a facilitare la circolazione transfrontaliera fra i Paesi aderenti - non per questo dovrebbe ritenersi esentato dagli adempimenti previsti dalle nostre norme sull'immigrazione».

Questa tesi non è stata però condivisa dalla Cassazione la quale ha obiettato che l'obbligo di visto di ingresso si riferisce al passaggio delle sole frontiere esterne all'«area Schengen», essendo quelle interne attraversabili senza che venga effettuato il controllo delle persone. Avendo il marocchino un visto Schengen non era dunque tenuto ad altri adempimenti per fare il suo ingresso in Italia. E rimanervi.

Fermo restando che in punta di legge il ragionamento non fa una grinza c'è da vedere se ne facesse alcuna la prima delle sentenze, quella di espulsione. Anche perché di mezzo c’è un trattato comunitario di grande portata retorica, ma pieno di insidie, tali da indurre i firmatari a prevedere un notevole numero di eccezioni e, soprattutto, il diritto di sospensione degli accordi (la qual cosa significa il ritorno dei controlli alla frontiera). Una delle insidie è proprio quella del movimento incontrollato (e incontrollabile) degli immigrati extracomunitari, ovviamente a conoscenza dei varchi più permissivi e perfettamente in grado di gestire il primo visto d'ingresso spostandosi da un Paese comunitario all'altro per eludere l'obbligo del permesso di soggiorno. Ora che gli extracomunitari sanno - queste cose le apprendono subito - che da noi funziona il giochino del visto Schengen, cosa li tratterrà dal mettersi in marcia rendendo così ancor più spinoso il già spinosissimo problema dell'immigrazione? La volontà bipartisan di regolamentarlo c'è, l'impegno anche, ma se si apre una falla nelle regole tutto il lavoro fatto e da fare va a farsi benedire.

Non è certo questo che voleva la Cassazione, però questo è lo scenario che si prospetta una volta emessa la sentenza. Senza poi aggiungere che così abbiamo fornito ai gentili ospiti immigrati la conferma di una massima molto antica, molto popolare ma umiliante per un Paese civile: trovata la legge, trovato l'inganno.